Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Omicidio suicidio, dramma della disperazione. Madre e figlio scomparsi, ritrovati senza vita a Palazzo del Pero

Erano seduti in auto. Uno di fianco all'altra, vicini fino all'ultimo respiro. Sono stati trovati così, in una piazzola a poche centinaia di metri da Palazzo del Pero, senza vita, madre e figlio: lei Dina Sorini di 86 anni, lui,  Giancarlo Palazzi...

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Erano seduti in auto. Uno di fianco all'altra, vicini fino all'ultimo respiro. Sono stati trovati così, in una piazzola a poche centinaia di metri da Palazzo del Pero, senza vita, madre e figlio: lei Dina Sorini di 86 anni, lui, Giancarlo Palazzi di 67 anni. Il loro è stato un dramma della disperazione che si è concluso nel pomeriggio di ieri con due colpi di pistola alla testa. Un gesto carico di dolore e di paura.

Ad impugnare l'arma è stato il figlio che dapprima ha tolto la vita alla madre e poi ha rivolto la pistola contro se stesso. Prima però, il 67enne ha scritto una lettera nella quale ha spiegato cosa si stava celando dietro alla tragedia: la malattia di entrambi e la paura per il futuro.

LA SCOMPARSA E LE RICERCHE

Madre e figlio si sono allontanati dalla propria abitazione di via Salvadori ad Arezzo, alle 12 circa di ieri. Sono saliti a bordo della Dacia Sandero dell'uomo. La madre, anziana e colpita da una malattia neurodegenerativa, forse fino all'ultimo non si è resa conto di cosa stava andando incontro. Non si sa cosa sia accaduto nelle loro ultime ore: gli inquirenti ipotizzano che siano morti prima delle 18. Si sa però che la compagna dell'uomo, non riuscendo a contattarlo, alle 22 ha dato l'allarme. Sono scattate allora le ricerche che hanno impegnato vigili del fuoco, polizia di stato e carabinieri. Per un'intera notte è stata battuta la zona di Palazzo del Pero e la Rassinata. Poi questa mattina, dopo circa 12 ore di ricerche, la drammatica scoperta.

LA MALATTIA DIETRO ALLA TRAGEDIA

L'auto si trovava in una piazzola lungo la strada provinciale, poco dopo il centro abitato, all'altezza dell'Intoppo. Al suo interno, vicino ai due corpi adagiati sui sedili, è stata trovata una lettera: Giancarlo ha spiegato il perché di quel gesto. Aveva una malattia grave e il terrore di non poter più accudire la madre come aveva sempre fatto. Poi ha lasciato qualche indicazione su come disporre dei beni che i due lasciavano.

Nell'auto, oltre alla pistola regolarmente detenuta, c'era anche un fucile, probabilmente da caccia. Ma questa arma non è stata utilizzata.

Della vicenda si sta occupando la Squadra Mobile della Polizia di Stato. L'indagine è coordinata dalla pm Elisabetta Iannelli, ma gli aspetti da chiarire ormai sembrano non essere più molti.

@NadiaFrulli

@ClaudiaFailli

@MattiaCialini

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