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Domenica, 5 Febbraio 2023
Cronaca

Guerrina, le sorelle e le nipoti chiedono i danni alla Chiesa: causa da un milione di euro

Oggi l'udienza cartolare in tribunale. Nei prossimi giorni l'esito

Chiedono un risarcimento danni da un milione di euro per l'omicidio di Guerrina Piscaglia. Le sorelle e le nipoti della donna che - stando alle sentenze della giustizia italiana - è stata uccisa dal parroco di Ca' Raffaello Gratien Alabi, si sono rivolte al tribunale di Arezzo sostenendo che la Diocesi e il Vaticano si assumono responsabilità in merito alle condotte del religioso.

La causa approda oggi al tribunale civile di Arezzo, ma si tratterà di una udienza "cartolare", non in presenza, e il suo esito si saprà solo nei prossimi giorni.

La storia di Guerrina e il processo

Guerrina Piscaglia aveva 50 anni quando è scomparsa. Viveva con il marito, Mirco Alessandrini, ed era molto legata al figlio disabile. Il 1 maggio del 2014, dopo il pranzo della festa, si allontanò per una passeggiata e non è più tornata. Dopo la sua scomparsa, al termine di un lungo procedimento giudiziario, il parroco congolese Gratien Alabi è stato condannato a 25 anni di carcere per omicidio e distruzione di cadavere. Il corpo della donna non è mai stato trovato, ma gli indizi incastrarono il religioso del quale la mamma di Cà Raffello si era innamorata. 

Depistaggi e indizi

Secondo i Carabinieri che condussero le indagini, coordinati dal pm Marco Dioni, inizialmente Gratien tentò di depistare gli inquirenti, con messaggi inviati dal telefono della donna. Ma a incastrarlo furono le celle telefoniche: il suo cellulare e quello della vittima si erano agganciati alle stesse celle. 
Condannato, Alabi (che oggi non indossa più l' abito talare ) è finito prima nel carcere di Rebibbia di Roma e adesso si trova nel carcere di Milano. 

Dopo il processo in sede penale, le sorelle e le nipoti di Guerrina si sono mosse in sede civile. Assistite dalle avvocatesse Maria Federica Celatti e Chiara Rinaldi, stanno trascinando in tribunale la Chiesa, sostenendo che sia mancata la sorveglianza sulla condotta del religioso. 

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