"Così i soldi sporchi diventavano oro", quattro aretini arrestati per riciclaggio. Blitz a Castiglion Fibocchi

Le prove dell’esistenza dell’organizzazione criminale che è risultata composta, a vario titolo, da 29 soggetti di diverse nazionalità (italiani, turchi, cinesi e rumeni), sono state acquisite dai militari del I e II Gruppo Bologna, nel corso di complesse indagini anche di natura tecnica che si sono sviluppate nell’arco di oltre due anni.

Foto d'archivio

Un blitz dietro l'altro, dall'Emilia Romagna alla Toscana e quattro aretini arrestati nell'ambito di una complessa operazione del Comando Provinciale dellam Guardia di Finanza di Bologna conclusa con 10 ordinanze di custodia cautelare e il sequestro di beni per oltre 7 milioni di euro.

Due anni di indagini hanno portato ieri a far scattere i provvedimenti nei confronti di quattro imprenditori del settore orafo: si tratta dei titolari della ditta Castoro Srl di Castiglion Fibocchi. I titolari, i fratelli Rita e Simone Jacopi di 62 e 47 anni,  il figlio di Rita, Giacomo Baldini di 37 anni e Alessio Frasconi di 46. Sono tutti accusati di associazione a delinquere, riciclaggio di proventi illeciti e ricettazione con l’aggravante del reato transnazionale. Secondo la Guardia di Finanza, i quattro costituivano uno degli anelli centrali di una complessa catena criminale dedita, al riciclaggio di denaro tramite operazioni di livello internazionale. Qual era il loro ruolo? Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti vendevano barre d'oro, ottenute fondendo metallo di provenienza illecita, ad un cittadino turco che le pagava con soldi, anche in questo caso, di provenienza illecita. Ieri sarebbe stato portato a termine anche un blitz a Castiglion Fibocchi. Poi una volta tornato nel suo Paese il  50enne riusciva a immettere le barre nel mercato ufficiale, ripulendo di fatto il metallo, grazie ad un giro di fatture fittizie emesse da una sua società situata in Romania, nei confronti di una società turca, della quale sempre lui era titolare. 

L'organizzazione e gli imprenditori aretini

Al vertice di quella che è stata considerata dalle fiamme gialle bolognesi una vera e propria associazione a delinquere c'era un cittadino turco A.S.T. , 50enne che "utilizzando, tra gli altri, lo scalo aeroportuale “G. Marconi” di Bologna, raggiungeva la Toscana per raccogliere il denaro contante derivante presumibilmente da evasione fiscale di imprenditori cinesi del Pratese". Era questo il denaro che veniva utilizzato per l’acquisto dell'oro, dagli imprenditori Aretini. Il metallo prezioso - stando alla ricostruzione delle Fiamme Gialle - veniva raccolto da alcuni compro oro della Toscana e dell'Abruzzo. Monili e gioielli di dubbia provenienza venivano acquistati a nero e trasformati in barre da cinque chili senza punzonatura e senza titolo (ovvero senza che venisse indicata la purezza del metallo". 

Tali lingotti venivano poi nascosti nei bagagli da stiva del 50enne o di alcuni suoi complici ed esportato in Turchia o altri paesi esteri (tra cui la Spagna e la Grecia) dove veniva immesso nei mercati ufficiali del settore.  Durante alcuni controlli sono stati trovati bagagli contenenti fino a 30 chili di oro puro.

Ma come faceva il 50enne a trasformarlo in metallo ufficiale? Grazie ad una serie di fatture fittizie emesse da un'azienda del quale era titotale situata in Romania nei confronti di un'altra azienda, che faceva sempre campo all'imprenditore turco, con sede a Instanbul. 

"Il ricavato, confluito sui conti correnti delle società turche riconducibili all’indagato, veniva quindi trasferito ad imprese rumene collegate allo stesso, per poi essere spostato su conti di società di comodo del Regno Unito costituite dagli stessi imprenditori cinesi che ne avevano originato la provvista".

Gli esiti delle indagini

Nel corso delle indagini le Fiamme Gialle bolognesi hanno sequestrato oltre 70 chili di oro puro per un valore complessivo di circa 2milioni e mezzo di  euro, nonché denaro contante per quasi 1 milione mezzo  di euro. Nel corso delle perquisizioni è stato inoltre rinvenuto denaro contante per oltre 260 mila euro, anche questo sottoposto a sequestro.

In considerazione del carattere transnazionale dell’organizzazione criminale coinvolta, al fine di condividere con maggiore rapidità e facilità le informazioni tra gli organi investigativi e dirigere in maniera comune le indagini, essenziale si è rivelato il supporto e la consulenza fornita dal II Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza e la collaborazione di Europol. L’intervento si colloca nell’ambito della missione istituzionale della Guardia di Finanza, quale polizia economico-finanziaria volta a garantire la tutela degli operatori di mercato onesti e rispettosi delle regole, a contrasto di ogni forma di criminalità e ai tentativi di inquinamento dell’economia legale, distorsivi dei meccanismi di libera concorrenza.

I provvedimenti del Gip e i sequestri 

L'operazione, che vedeva soldi trasformarsi in oro, è stata denominata “Pietra Filosofale”, e ha portato i finanzieri del Comando Provinciale di Bologna a eseguire in Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo e Basilicata 10 ordinanze di custodia cautelare (7 in carcere e 3 agli arresti domiciliari), e numerose perquisizioni locali e personali. Sono inoltre in fase di esecuzione quattro “mandati di arresto europei” in Romania e Turchia. I provvedimenti restrittivi emessi dal Gip del Tribunale di Bologna, Alberto Gamberini su richiesta del Procuratore della Repubblica Giuseppe Amato e del sostituto Marco Forte, sono stati eseguiti nei giorni scorsi in Italia mentre i mandati europei sono ancora in esecuzione.  Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti l’organizzazione sarebbe composta da 29 soggetti di diverse nazionalità (italiani, turchi, cinesi e rumeni).

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"Contestualmente - spiega la Guardia di Finanza di Bologna - è in corso il sequestro preventivo per equivalente dei beni e delle disponibilità finanziarie degli indagati e delle società agli stessi riconducibili per un ammontare complessivo di 7,4 milioni di euro".

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