Cronaca Alpe di Poti

"Attività industriale senza autorizzazione". Maxi sequestro sull'Alpe di Poti

Secondo gli inquirenti l'attività sarebbe stata fatta "in assenza di qualsivoglia autorizzazione; tant’è che molti residenti della zona avevano lamentato emissioni diffuse e sonore in danno di civili abitazioni evitabili solo in presenza di attività lecite"

Nei giorni scorsi i Carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Arezzo hanno sottoposto a sequestro preventivo d’urgenza un imposto temporaneo per la movimentazione del legname all’interno del quale due società specializzate in utilizzazioni boschivi e operanti nell’Alpe di Poti avevano allestito una unità locale, per la produzione industriale del cippato di legno (legno ridotto in trucioli). Secondo gli inquirenti però l'attività sarebbe stata fatta "in assenza di qualsivoglia autorizzazione; tant’è che molti residenti della zona avevano lamentato emissioni diffuse e sonore in danno di civili abitazioni evitabili solo in presenza di attività lecite".

I militari coadiuvati dal dipartimento Arpat di Arezzo hanno constatato che una superficie a fondo naturale di circa 22mila metri quadrati posta in corrispondenza di un albergo della zona - che avrebbe dovuto essere deputata alla sola ricezione e movimentazione del legname derivante da utilizzazioni boschive di superfici poste nelle vicinanze - sarebbe stata invece "trasformata in un vero e proprio ciclo produttivo industriale per il cippato di legno, mediante la realizzazione a terra di stoccaggi di migliaia di metri cubi con impiego di 4 veicoli professionali e operai in attività", spiega una nota. Così hanno interrotto ogni operazione, mettendo i sigilli sull’intera superficie e su quanto contenuto all’interno della stessa.

Il giudice per le indagini preliminari oggi ha convalidato il sequestro preventivo "ritenendo sussistenti i reati ipotizzati che vanno dalla illecita gestione di rifiuti, alle emissioni non autorizzate fino  alla dispersione sul suolo di rifiuti liquidi", prosegue la nota.

In particolare lo stesso giudice ha ritenuto che la raccolta, lo stoccaggio e la trasformazione (cippatura) del legno, eseguita con mezzi professionali costituisse "una attività industriale non autorizzata dalla Legge forestale regionale che consente gli imposti temporanei o permanenti per la sola ricezione di legname pronto per la vendita o per il carico su camion e non per la sua destinazione ad una lavorazione industriale". Non solo - perché prosegue il Giudice – non "può trovare applicazione, nel caso di specie, neppure il disposto che consente la gestione del materiale vegetale al di fuori della normativa sui rifiuti dal momento che la lavorazione contestata determinando un pericolo per l’ambiente e per la salute delle persone  non permetteva di invocare tale regime di favore". Infatti, conclude il giudice, "il carattere industriale della lavorazione avrebbe imposto il rilascio di un’autorizzazione e la predisposizione di misure necessarie al contenimento delle emissioni".

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