Albergo, terreni e garage confiscati: così la 'ndrangheta si è allungata sulla Valtiberina

Un albergo sequestrato insieme a due terreni seminativi, due cortili e due garage, tutti intestati a una stessa società con sede legale a Roma. Una società che porta il nome di Anghiari, cittadina dove sorge l'hotel che già alcuni anni fa fu nel...

hotel anghiari

Un albergo sequestrato insieme a due terreni seminativi, due cortili e due garage, tutti intestati a una stessa società con sede legale a Roma. Una società che porta il nome di Anghiari, cittadina dove sorge l'hotel che già alcuni anni fa fu nel mirino degli inquirenti. Beni sui quali si allunga l'ombra della 'ndrangheta. Si tratta di un sequestro preventivo di beni su provvedimento emesso dal tribunale di Latina nei confronti di persone che, secondo gli inquirenti, appartengono al clan Commisso della piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria.

Ma come funzionava l'organizzazione? Le compravendite di terreni e immobili, stando a quanto ricostruito dai Carabinieri, sarebbero state condotte riciclando soldi "sporchi" in parte derivanti dal traffico di droga che dal Sud America Arrivava in Italia passando per l'Olanda. Un meccanismo riproposto in tutta Italia, Valtiberina compresa. Nel tempo infatti, nella vallata, l'organizzazione aveva acquistato non solo l'albergo ma anche un night club nella vicina San Giustino Umbro, e vari terreni.

L'albergo, gestito da quello che in gergo chiamano "testa di legno", era nel mirino degli inquirenti già dal 2004 (quando fu acquistato e si chiamava Oliver). In questo periodo un calabrese residente in Australia iniziò ad interessarsi ad una serie di acquisti immobiliari nella vallata. Nel 2011, al termine di una serie di indagini, la Polizia di Siderno confiscò alcune quote della società che gestiva la struttura in quanto parte del patrimonio di Vittorio Barranca, all'epoca elemento di spicco della 'ndrangheta di Caulonia. Un hotel fiorente e apprezzato dai turisti e non solo. Pochi mesi prima infatti, durante l'estate, l'Arezzo Calcio vi trascorse il ritiro. Poi una serie di passaggi di mano, una nuova società (che porta il nome di Anghiari) e nuovi personaggi - due fratelli (calabresi residenti in Olanda ma radicati a Siderno ed entrambi attualmente sottoposti a misura cautelare) - pronti a gestire gli affari. Ma dietro, dicono gli inquirenti, la solita cosca.

La cosiddetta testa di legno, ovvero la persona (R.A. le iniziali) dalla faccia e dalla fedina apparentemente pulita che gestiva in loco insieme alla figlia gli affari immobiliari dell'organizzazione, da tempo viveva a Sansepolcro. Calabrese, aveva dato in subaffittato a due persone completamente estranee all'organizzazione, la struttura che lui stesso aveva acquistato per conto dell'organizzazione. Due persone che ieri si sono visti piombare i militari dell'Arma nell'hotel per una notifica di sequestro.

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Come detto il sequestro operato in Valtiberina fa parte di una serie di sequestri preventivi in tutta Italia - per un valore che va oltre i venti milioni di euro - che trae origine da un’indagine del comando provinciale dei carabinieri di Latina su un traffico internazionale di stupefacenti (dal Sud America all’Italia, passando per l’Olanda) che portò, nel 2015, all’arresto dei due fratelli calabresi. Oltre ai beni sequestrati in Valtiberina 13 società operanti nel settore florovivaistico, 34 terreni agricoli, un altro hotel, 7 locali adibiti ad esercizio commerciale, 21 fabbricati/magazzini, 1 centro sportivo, 33 veicoli e 26 conti correnti bancari.

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