Cronaca

Una notte con gli angeli dei clochard di Arezzo: "Portiamo coperte e the caldo"

Venticinque chilometri percorsi nella notte, su e giù per la città. A bordo del mezzo - un pullmino della Croce Rossa con tanto di lampeggianti accesi - un carico di thé caldo, coperte, brioches

Venticinque chilometri percorsi nella notte, su e giù per la città. A bordo del mezzo - un pullmino della Croce Rossa - un carico di thé caldo, coperte, brioches. Circa 20 le "tappe": fermate di novelle "stazioni" dove spuntano tra le 21 e le 22 rifugi di fortuna. Sono giacigli fatti di cartoni e vecchie coperte, a volte allestiti e lasciati lì per l'indomani. E' l'Arezzo degli invisibili, quella che prende forma dopo il calare del sole, negli angoli bui e riparati della città. Luoghi segnati in una "mappa" della solidarietà che nelle notti più fredde vengono visitati con metodo e costanza dai volontari dell'Unità di Strada della Croce Rossa e da altre associazioni. 

Il viaggio in questa città nascosta inizia alle 22 circa. Il percorso è lungo e passa da Campo di Marte, la stazione e i suoi dintorni, il Pionta, piazza Sant'Agostino, la Cadorna. E ancora il Prato - proprio sotto alle luci della festa -  il tribunale e la zona Giotto. Alcuni senza tetto sono distesi su grate da dove esce calore, altri coperti da cartone. C'è chi ha già piumoni e coperte, e chi invece appena vede i giovani volontari della croce Rossa va loro incontro e chiede qualcosa per combattere il freddo. E poi un sorriso, qualche domanda per accertarsi delle condizioni di salute. E poi via, verso un'altra stazione. 

LE STORIE

In due ore, la notte scorsa, è stato prestato aiuto a 9 persone. Otto uomini e una donna. Le temperature, fortunatamente non erano rigide, e molti avevano già raggiunto il dormitorio di piazza San Domenico (dove nella prima notte è stato offerto un tetto a 18 uomini). Alcuni hanno solo scambiato due parole, altri chiesto qualcosa di caldo. A Campo di Marte, sulle grate dove ha perso la vita lo scorso mese Dragan, c'è sempre l'amico che ha diviso con lui l'ultima notte. Sopraffatto dalla stanchezza, da una vita sopra le righe, è su quella grata con altri due uomini.

"Io sono rumeno - racconta un quarantenne poco distante - sono in Italia da due mesi: a novembre ho lavorato sempre, come muratore. Poi a fine mese mi hanno detto che non c'erano soldi, non mi hanno pagato e ora sono qui che aspetto. La mia famiglia mi manderà i soldi e presto tornerò a casa".

Poi arriva una signora, cinquantenne, chiede un po' di the e una coperta: "Avevo allestito un angolino in cima ad un palazzo, ma ora è stato portato via tutto". Prende la coperta e riparte per la sua strada, forse sotto a un tetto già individuato, forse alla ricerca di un riparo. 

Sono storie nascoste nel buio della notte aretina, che forse nessuno racconterà mai. Vengono a galla solo quando si parla di degrado e di cronaca, per poi tornare nel dimenticatoio.

I VOLONTARI

A ricordarsele sono i volontari come Cristina e Marco, che di notte a turno, incrociano la loro strada con quella di questi clochard. 

"Sono volti e nomi che si vedono ogni volta o quasi - dice Marco, da due anni con la casacca della Croce Rossa - alcuni ci aspettano, sanno che periodicamente torniamo e quando ci incontrano di giorno ci salutano. Sono soprattutto uomini, sempre più spesso italiani. Sappiamo quali sono i luoghi dove si fermano per la notte e andiamo a cercarli. Raramente si mostrano diffidenti. E' una realtà difficile appena ti ci confronti". 

Torcia alla mano, visitano i luoghi più bui e allo stesso tempo più riparati. 

"C'è chi decide di non fermarsi al dormitorio - racconta Cristina, volontaria da sei anni nella Croce Rossa - e di restare all'aperto la notte. Lo fanno soprattutto quelle persone che vivono con i loro cani". Lo faceva fino allo scorso inverno anche una coppia, che passava la notte nei dintorni della chiesa del Sacro Cuore: lui, lei e tre cani. "Non li abbiamo rivisti - dice Marco - chissà cosa fanno adesso e dove sono". 

Non si sa se sono ancora ad Arezzo, se hanno trovato un luogo dove vivere o un tetto da condividere. Le loro tracce si sono perse. Sono rimaste solo quelle impresse nel cuore e nella memoria dei volontari. 

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