Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Morte Martina Rossi: slitta la sentenza. Il padre: "Si tende a ridicolizzare mia figlia"

La prossima udienza si svolgerà il prossimo 11 marzo. E' quanto stabilito dalla corte d'appello di Firenze dove oggi si è svolta l'ultima tappa giudiziaria della vicenda che vede imputati due 29enne di Castiglion Fibocchi

Bruno Rossi, padre di Martina

La sentenza attesa per oggi non è arrivata. Il processo riprenderà il prossimo 11 marzo. Potrebbe essere questa la data in cui i giudici confermeranno o meno quanto definito in primo grado nei confronti di Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, i due aretini chiamati a rispondere di tentata violenza sessuale di gruppo ai danni di Martina Rossi, morta cadendo dal balcone di un albergo di Palma di Maiorca il 3 agosto 2011.

Quest'oggi, 17 febbraio, i legali degli imputati hanno chiesto l'assoluzione e la riapertura dell'istruttoria. Alessandro Albertoni durante l'udienza è comparso per la prima volta in aula ed ha dichiarato che quella notte avevano "fumato una canna", "Martina non sapeva dove si trovasse né cosa stesse facendo", "non ci stava di testa" "era fuori di sé è venuta vicino a me, aveva gli occhi rossi, ed ha provato persino a soffocarmi". Dettagli che, stando alla tesi della difesa, proverebbero come la studentessa genovese non sarebbe caduta dal terrazzo nel tentativo di sfuggire a una violenza sessuale ma si sarebbe buttata poiché in stato confusionale dovuto all'assunzione di droga. Albertoni ha precisato come in quel momento fosse andato a chiamare le amiche della ragazza che alloggiavano nello stesso albergo perché preoccupato per le sue condizioni di salute. "Il rimorso - ha detto alla corte - è che se fossi rimasto lì non le sarebbe successo niente". Pure Vanneschi ha rilasciato brevi dichiarazioni spontanee davanti alla corte ribadendo la sua innocenza.

Le dichiarazioni di Albertoni: "Se fossi stato lì non sarebbe successo"

E' proprio per consentire la trascrizione delle dichiarazioni rese dagli imputati che è stata fissata l'udienza dell'11 marzo data in cui verrà anche reso noto se sarà riaperta l'istruttoria oppure no. A dicembre 2018 il tribunale di Arezzo aveva condannato i due a sei anni, tre per il reato di morte in conseguenza di altro reato e altrettanti per tentata violenza sessuale di gruppo. Lo scorso novembre è caduta in prescrizione l'accusa più pesante a loro contestata, la morte in conseguenza di altro reato.

All'udienza ha preso parte anche Bruno Rossi, padre di Martina, che all'uscita dall'aula ha dichiarato: "sono triste e anche arrabbiato perché pensavo che l'aula di giustizia producesse non degli attori ma qualcuno che va a cercare la verità. Secondo me cercano di andare in prescrizione, è da 10 anni che va avanti. Le arringhe dei difensori sono fatte con un metodo che tende forse a ridicolizzare la vittima. Martina non era una ragazza che andava in giro a far la scema, è una ragazza che voleva studiare, diventare grande. Al ministro della Giustizia ho detto che la prescrizione è sbagliata quando c'è un morto e lui mi ha detto: Lo so. La prescrizione in questi casi e non solo non ci deve essere. Io Martina non ce l'ho più loro invece sono con i loro genitori".

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