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"Non vedrai più quel ragazzo". Ventenne segregata in casa dai familiari e minacciata di morte

La giovane è stata liberata dai carabinieri della compagnia di San Giovanni Valdarno dopo aver ricevuto una disperata mail con richiesta di aiuto. La ragazza era autorizzata ad uscire di casa soltanto scortata dai fratelli maschi

Minacciata e segregata in casa dai familiari che ostacolano la sua relazione con un ragazzo di diversa nazionalità e religione. A seguito di una mail con richiesta di aiuto, i carabinieri sono riusciti ad individuare la giovane e a soccorrerla, togliendola alla famiglia e affidandola a un centro antiviolenza.

La mail con richiesta di aiuto

La "liberazione" della giovane, una ventenne residente nel Valdarno aretino, è avvenuta nei giorni scorsi, durante la settimana pasquale. Le indagini sono state portate avanti dai carabinieri della compagnia di San Giovanni Valdarno, guidata dal capitano David Millul. Tutto è partito da una mail, ricevuta dai militari, scritta in un italiano frettoloso: 4-5 righe in cui la vittima raccontava la propria storia. Lei, ragazza pakistana da qualche tempo in Italia, era stata chiusa in casa dai parenti per impedirle di frequentare un giovane. Se non si fosse decisa a interrompere la relazione, sarebbe stata riportata con la forza al Paese d’origine, oppure, addirittura, avrebbe rischiato ritorsioni fisiche: i familiari avrebbero usato violenza sia su di lei che sul fidanzato, fino addirittura a minacciarli di morte.

Le ricerche

I così i carabinieri del Nucleo operativo e delle stazioni della compagnia hanno passato al setaccio gli archivi e le anagrafi dei comuni del Valdarno, per riuscire a risalire all’identità dell’autrice della richiesta d’aiuto. In poche ore, hanno ottenuto il riscontro desiderato: riuscendo a identificarla e a rintracciare l’indirizzo dell'abitazioen dei suoi genitori. Non solo, le problematiche della famiglia - si è scoperto - erano, almeno in parte, già seguite anche dai servizi sociali. Con una scusa, per non far insospettire il resto della famiglia, i carabinieri si sono recati nell'abitazione e hanno accompagnato la ragazza in caserma. Che in breve, davanti ai militari, si è sciolta.

Il racconto della liberazione

"In un misto di commozione e gratitudine verso gli uomini e le donne dell’Arma che l’avevano strappata al suo incubo - raccontano i militari -  ha immediatamente confermato di essere lei l’autrice della mail e ha iniziato a raccontare i dettagli della sua storia. Da poco meno di un anno frequentava un ragazzo indiano, poco più grande di lei. Tutto era andato bene fino al momento in cui la famiglia della ragazza aveva appreso di questa relazione, disapprovandola nel modo più assoluto a causa della diversa fede religiosa dei due giovani: musulmana lei, indù lui. A quel punto si è manifestata la netta opposizione dei familiari, che hanno segregato la giovane in casa, privandola del telefono cellulare e dei documenti d’identità, consentendole di uscire solo laddove assolutamente necessario, e solo accompagnata dai fratelli maschi, per accertarsi che non incontrasse più il fidanzato. La ragazza però non si è arresa e, fiduciosa di trovare comprensione nella famiglia, ha continuato a ribadire la ferma intenzione di proseguire la relazione col giovane indiano. Così facendo, però, non sapeva di accendere ancor più il risentimento nutrito dai familiari, assolutamente indisponibili ad approvare la relazione, al punto di giungere a minacciare esplicitamente di uccidere sia lei che il fidanzato. A quel punto, incapace di scorgere altre soluzioni, la ragazza ha maturato la decisione di rivolgersi ai carabinieri".

Lo stratagemma durante la Dad

Già, ma come contattare le forze dell'ordine senza un cellulare? E soprattutto senza dare nell'occhio? Quelle rare volte che le era consentito di uscire, infatti, la giovane veniva sempre “scortata” dai familiari. "Stava quasi per abbandonare il proposito, quando ha trovato una possibile soluzione: approfittando dei momenti in cui la famiglia le lasciava utilizzare il computer per la didattica a distanza, ha creato una casella di posta elettronica ed ha contattato, proprio via e-mail, i militari.

Le indagini continuano

La ragazza al momento è stata messa al sicuro dalle forze dell'ordine, è stata infatti affidata ad un centro antiviolenza. Ma le indagini proseguono: sono in corso da parte dei militari approfondimenti per chiarire tutti i contorni della vicenda e definire con esattezza le responsabilità dei singoli familiari in ordine alle violenze che la ragazza ha subito nel corso del tempo.

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