Scritta intimidatoria in via Piave contro la sede di Oxfam: "Impegno anti-intolleranza"

L'episodio si è verificato nella notte. Dalla onlus fanno sapere che quanto accaduto sarà "denunciato alle autorità competenti"

Ancora una scritta, ancora un episodio che turba la tranquillità di un quartiere. E' nella notte appena trascorsa che la scritta "Oxfam raus"(Oxfam fuori, via ndr) ha fatto la sua comparsa in via Piave, strada diventata ormai particolarmente al centro delle cronache locali per episodi di microcriminalità, come quello accaduto il 24 dicembre scorso, e per i due volantinaggi razzisti anonimi.

Volantini razzisti affissi in via Piave e rimossi dalla polizia

I residenti: "Fatto grave e inaccettabile, la voce di Oxfam: "crescente clima di odio in città"

Questa volta, ad essere presa di mira da parte di ignoti è stata la parete di uno dei palazzi della via dove con uno spray blu è stata composta la frase in tedesco. A commentare quanto accaduto sono stati invece i destinatari di questa indesiderata attenzione ovvero, i portavoce di Oxfam Italia che hanno interpretato l'accaduto come un atto intimidatorio.

“Si tratta di un gesto che si commenta da solo e non vogliamo enfatizzare, ma che resta grave e denunceremo a breve alle autorità competenti, soprattutto dopo l’inaccettabile episodio che alla vigilia di Natale aveva visto la comparsa di volantini xenofobi diretti alla comunità straniera che vive e lavora a Saione ha detto il direttore dei programmi in Italia di Oxfam, Alessandro Bechini –  A questo clima di intolleranza continueremo ogni giorno a contrapporre senza paura l’impegno dei nostri operatori che offrono, attraverso il nostro Community Center,  un aiuto concreto a tante famiglie straniere e italiane in difficoltà. Convinti che l’unico modello possibile sia quello di una società aperta e inclusiva, ispirata a valori di convivenza positiva e solidarietà”.

Un episodio che non ha tardato a suscitare anche l'indignazione dei residenti della zona che, così come accaduto per entrambi i volantinaggi razzisti, hanno ribadito con forza l'inaccettabilità di tali eventi. "Così come crediamo che sia giusto mantenere il quartiere al sicuro da risse e aggressioni - hanno commentato alcuni cittadini - riteniamo anche doveroso sottolineare che non sono tollerabili gesti xenofobi né di natura intimidatoria contro alcuno".

Che cos'è Oxfam e di cosa si occupa

Oxfam è una confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo. Ne fanno parte 18 organizzazioni di paesi diversi che collaborano con quasi 3.000 partner locali in oltre 90 nazioni per individuare soluzioni durature alla povertà e all'ingiustizia. 

Oxfam è impegnata soprattutto su tre fronti. Aiutare le persone a migliorare le loro condizioni di vita, fornendo sostegno e risorse adeguate, favorendo processi di sviluppo sostenibili nel lungo periodo; porta acqua, servizi igienico-sanitari e rifugi alle popolazioni vittime di conflitti e disastri naturali. E quando l'emergenza è finita, Oxfam sostiene la ricostruzione fino al ritorno alla normalità. Campagne di opinione e sensibilizzazione pubblicando analisi e organizzando eventi di informazione per influenzare le politiche che causano la povertà e l'ingiustizia globale; tramite percorsi educativi e iniziative di mobilitazione, stimola cittadini a chiedere ai propri leader un maggior impegno nella difesa e nella promozione degli interessi dei più povere e vulnerabili.

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In Italia, dal 1º agosto 2010, è attiva Oxfam Italia, ong parte della confederazione. Tale organizzazione nasce dall'esperienza di Ucodep, organizzazione non governativa italiana fondata ad Arezzo nel 1990 sulla scia di altre esperienze di volontariato risalenti alla fine degli anni settanta. Dal 2012 è passata da membro osservatore a membro effettivo del board di Oxfam International. Ad oggi Oxfam Italia lavora in Italia, Bosnia ed Erzegovina, Etiopia, Sudafrica, Haiti, Marocco, Palestina, Sri Lanka, Tunisia, Filippine, Giordania, Libano, Liberia.

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