Scandalo Coingas tra consulenze d'oro e presunti scambi di favori: così le richieste di rinvio a giudizio

Di ieri la notizia riguardante la richiesta di rinvio a giudizio per i 13 indagati dello scandalo giudiziario che riguarda, tra gli altri, il sindaco Alessandro Ghinelli e il suo assessore al bilancio

Sul finire di giugno era arrivata la notifica di chiusura di indagini. 13 gli indagati, tra cui molti personaggi eccellenti della politica aretina, finiti al centro dell'attenzione nell'ambito della maxi inchiesta Coingas-Multiservizi-Estra. L'indagine è stata portata avanti dalla Digos e si articola in tre filoni d'inchiesta che riguardano le "consulenze d'oro" di Coingas, i presunti scambi di favori richiesti per la scelta del presidente di Arezzo Multiservizi e la nomina del numero uno di Estra. Un'attività complessa raccontata in un faldone di oltre seimila pagine (molte parti ancora in omissis) dove gli inquirenti hanno ricostruito fatti ed intrecci formulando capi d'accusa che spaziano dalla corruzione al peculato. A finire nel mirino della magistratura sono stati: Sergio Staderini, Marco Cocci, Alberto Merelli, Pier Ettore Olivetti Rason, Francesco Macrì, Lorenzo Roggi, Roberto Bardelli, Alessandro Ghinelli, Luca Amendola, Franco Scortecci, Mara Cacioli, Stefano Pasquini, Jacopo Bigiarini.

Di ieri la notizia riguardante la richiesta di rinvio a giudizio per i tredici imputati depositata da Roberto Rossi che, dopo il trasferimento di Andrea Claudiani alla procura di Perugia, ha ereditato il faldone. Di seguito la ricostruzione dei fatti così come riportata dalle carte della procura.

Staderini-Cocci: le consulenze d’oro di Coingas

Sergio Staderini nella primavera 2015 partecipò alla campagna politica che portò all’elezione di Alessandro Ghinelli il quale, subito dopo le elezioni, gli affidò il ruolo di presidente dell’associazione Ora. Il 15 settembre 2017 venne nominato amministratore unico di Coingas. Impiegato prima presso la vecchia Etruria, divenne poi responsabile di mercato Toscana sud per la Popolare di Vicenza e, da ultimo, nel 2019 ricevette un incarico presso Intesa SanPaolo. Il 25 gennaio 2019 si dimise dalla dirigenza di Coingas in quanto tale ruolo risultava incompatibile con lo statuto dell’istituto di credito presso il quale è impiegato. Marco Cocci è invece un commercialista aretino che, in passato, è stato protagonista in trattative legate al mondo della Sangio e dell’Arezzo Calcio. La vicenda ricostruita dalla procura e per la quale vengono ipotizzati i reati di peculato e ingiusto profitto, è quella che ruota attorno a delle consulenze richieste da Coingas al commercialista. Stando a quanto sostenuto dal pm Andrea Claudiani, titolare dell’inchiesta (al quale è subentrato Roberto Rossi ndr), essendo Staderini in “possesso o comunque nella disponibilità delle somme di denaro di proprietà della Coingas” se ne sarebbe appropriato “disponendo l’erogazione delle stesse al Cocci per mere ragioni di interesse privato, per l’ammontare complessivo di 144.487,64 euro nel corso degli anni 2018 e 2019 a titolo formale di pagamento di compensi per attività di consulenza, avendo in realtà i relativi contratti di consulenza una finalità di mera copertura contabile in assenza di alcuna utilità per la società pubblica concedente essendo le espletate attività irrilevanti o comunque incongrue rispetto ai compensi e con mere trattative private”.

Ma perché Staderini incarica Cocci di occuparsi della contabilità di Coingas? Secondo la Procura la spiegazione affonda le proprie radici nel crac della Popolare di Vicenza e nella perdita di valore dell'obbligazioni subordinate. In poche parole, Staderini avrebbe voluto ristorare Cocci di quanto perso in alcuni investimenti sottoscritti durante il periodo in cui Staderini era in forza alla Popolare. Un gap che il manager avrebbe tentato di colmare gettando l'ancora di Coingas a Cocci.

Sergio Staderini e le "consulenze gonfiate"

Staderini-Olivetti Rason-Bigiarini, l’atra consulenza d’oro

Nel mirino della procura è finita anche la vicenda che prende in considerazione, oltre al ex amministratore unico di Coingas, anche gli avvocati Pier Ettore Olivetti Rason e Jacopo Bigiarini. Anche in questo caso i reati contestati sono peculato e ingiusto profitto in quanto, stando alle ricostruzioni sostenute dalla procura, dal 2017 al 2019 sarebbero stati liquidati allo studio legale Olvietti Rason 399.798,88 euro. Una cifra ritenuta non congrua rispetto alle prestazioni erogate e che, sempre secondo l’impianto accusatorio, avrebbe avuto come finalità - tra le altre - quella di sostenere l’ingresso di Estra in borsa. Jacopo Bigiarini, anche lui avvocato del foro fiorentino e residente a Prato, ha fatto ingresso dell’inchiesta in quanto presunto prestanome per un compenso introitato dallo studio Olvetti Rason.

Gli intrecci Ghinelli-Merelli-Cacioli-Scortecci-Pasquini

Rimanendo in tema di consulenze d’oro l’elenco degli indagati, in questo caso accusati di favoreggiamento, conta anche i nomi del sindaco Alessandro Ghinelli, del suo assessore al bilancio nonché dottore commercialista Alberto Merelli, Mara Cacioli ex dipendente di Estra e “richiamata” dalla pensione, l'ultimo amministratore unico Coingas Franco Scortecci (succeduto a Staderini dopo le sue dimissioni) e Stefano Pasquini, avvocato del Comune di Arezzo. Le condotte contestate ai due amministratori comunali riguardano l’atteggiamento sostenuto in occasione del bilancio Coingas balzato agli occhi dei sindaci revisori che, come noto, avrebbero contestato le cifre riguardanti le super consulenze Cocci e Rason. Cacioli, Pasquini e Scortecci in questo ambito avrebbero prodotto “documentazione di comodo ed in particolare relazione dei professionisti sulle attività svolte in esecuzione degli incarichi conferiti dalla Coingas, volte ad attribuire fittiziamente apparenza di effettività e rilevanza alle prestazioni. Il tutto al fine di far confluire tale documentazione in una relazione della quale era stato incaricato l’avvocato Pasquini con la finalità esplicita di fornire apparenza di regolarità alle condotte usate”. A Ghinelli e all’assessore Merelli viene contestato anche il reato di abuso d’ufficio in quanto “intenzionalmente procuravano ingiusto profitto a Staderini, Cocci e Olivetti Rason” a scapito del “Comune di Arezzo e degli altri comuni della provincia soci di Coingas”.

Bardelli-Roggi e lo scandalo Multiservizi

Successivamente all’innesco della bomba Coingas, la procura viene chiamata a fare chiarezza anche su quelli che sarebbero i retroscena del conferimento della nomina di Luca Amendola quale presidente di Arezzo Multiservizi. È qui che in scena entrano il consigliere comunale Roberto Bardelli, che dopo un lungo periodo di militanza in Forza Italia ha scelto di lasciare il partito e aderire al gruppo misto, e Lorenzo Roggi, attualmente presidente di Arezzo Casa ma, all’epoca dei fatti (2016), attivista e militante politico molto vicino a Bardelli. L’accusa nei loro confronti è di corruzione per l’esercizio della funzione. Bardelli e Roggi infatti vengono immortalati in un colloquio con il sindaco - registrato da Staderini e poi recuperato dalla Digos all’interno del pc dell’ex amministratore - dove solleciterebbero il sindaco affinché si faccia intermediario nei confronti Amendola per ottenere un prestito di 200mila euro tramite un istituto bancario. In poche parole, Bardelli in qualità di consigliere comunale non avrebbe apposto alcun veto alla nomina di Amendola a capo della Multiservizi poiché tra i due, secondo la procura, esisteva un accordo che prevedeva uno scambio di favori. Un prestito in cambio di appoggio politico. Roggi, in tutta la vicenda, viene inquadrato come “concorrente mediante attività di ausilio, intermediazione e istigazione ricevendo la promessa da Amendola di utilità di 200mila euro da destinare al Bardelli per tramite un istituto bancario”. Il denaro secondo gli inquirenti sarebbe servito a sanare delle difficoltà economiche personali del consigliere.

Luca Amendola

Agente assicurativo nonché militante di Forza Italia viene indicato nel 2016 come successore di Vaccaro alla guida di Arezzo Multiservizi. A lui viene imputato il reato di corruzione per “aver promesso a Roberto Bardelli, utilità ed in particolare il procacciamento tramite un istituto bancario della somma di 200 mila euro”

Ghinelli-Staderini: gli amici nemici

Le registrazioni che inguaiano Roggi, Bardelli e Amendola, e anche il sindaco, sono quelle che, come detto, gli inquirenti hanno estratto dal computer di Sergio Staderini che, come emerso nei mesi passati, sarebbe stato solito immortalare le conversazioni alle quali era presente con la finalità di pro memoria personale. In questo contesto il reato che viene loro contestato è quello di favoreggiamento. “Ghinelli quale sindaco di Arezzo” e Staderini “aiutavano Bardelli e si attivavano mediante terzi - i parlamentari di Forza Italia D’Ettore e Mugnai - richiedendo un loro intervento nei confronti di Amendola”.

Staderini-Macrì-Ghinelli-Merelli e la nomina di Estra

Francesco Macrì, imprenditore e da sempre esponente della destra aretina oggi in forza a Fratelli d’Italia, dal 2016 è anche il presidente della società partecipata Estra che si occupa della gestione del servizio di fornitura energetica. Ma la sua elezione, secondo la procura, sarebbe avvenuta in violazione di numerosi articoli penali provocandogli oltre ad "un ingiusto profitto anche una posizione di prestigio" e potere. Il reato contestato in questo contesto è di abuso d’ufficio.

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