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Cronaca

Caso ex Agorà, conclusa l'udienza preliminare: rinvii a giudizio per Vasai e per il contabile

L'ex presidente della Provincia non ha fatto ricorso a riti alternativi

Due rinvii a giudizio, una messa alla prova e tre proscioglimenti. Si è conclusa così l'udienza preliminare per il caso della ex Agorà. 

L'udienza preliminare ha visto sedere sul banco degli imputati sei persone. Tra loro anche l'ex presidente della provincia Roberto Vasai e il contabile Alessandro Corsetti. Entrambi, che avevano deciso di non ricorrere a riti alternativi, sono stati rinviati a giudizio. Un altro imputato ha patteggiato la messa alla prova e gli altri due sono stati prosciolti.

In una prima fase anche Mazzetti (assistito dal legale Luca Fanfani) e Letizia Beoni (assistita dall'avvocato Roberto Alboni) avevano patteggiato rispettivamente un anno e 6 mesi ed un anno per alcuni dei reati ritenuti più pesanti, come quello di associazione a delinquere.

Le ipotesi dell'accusa

La complessa vicenda emerse nel giugno del 2019, quando i militari della Guardia di Finanza eseguirono tre ordini di custodia cautelare nei confronti dei vertici di Reses (ex Agorà). Le indagini degli inquirenti andarono a ritroso nel tempo, fino al lontano 2013, e avrebbero accertato che nell'arco di alcuni anni sarebbero state 10 le cooperative costituite e poi fallite. Un meccanismo che avrebbe permesso di evadere 26 milioni di euro. La tesi degli investigatori sosteneva che gli indagati avessero "ideato un collaudato schema che prevedeva, tra l’altro, la partecipazione a “gare” pubbliche per l’affidamento di servizi socio-assistenziali, da parte di un consorzio, riconducibile agli indagati principali, per poi affidare l’esecuzione delle prestazioni a società cooperative “affiliate”, talora rappresentate da prestanome".

In pratica, secondo l'accusa, il consorzio avrebbe partecipato a bandi in svariate regioni per gestire residenze sanitarie assistenziali. Una volta vinto l'appalto, i lavori venivano poi assegnati a cooperative consorziate (in alcuni casi sostiene la Procura, intestate a prestanome) le quali ogni volta avrebbero percepito "indebite compensazioni" ma non avrebbero mai pagato i tributi. Fin quando le cooperative stesse venivano messe in liquidazione o fallivano. A quel punto avrebbero costituito nuove società e tutto sarebbe ripartito da capo.

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