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Immagine di repertorio che si riferisce all'allestimento della tenda di protezione civile di fronte al pronto soccorso per creare un pre-triage. Fu utilizzata nel corso della prima ondata della pandemia ad Arezzo e in altri territori

Immagine di repertorio che si riferisce all'allestimento della tenda di protezione civile di fronte al pronto soccorso per creare un pre-triage. Fu utilizzata nel corso della prima ondata della pandemia ad Arezzo e in altri territori

Ospedale da campo Covid ad Arezzo, una rottura tra Comune e Asl da ricomporre. Il parere di Monica Bettoni

L'ex senatrice, medico in pensione, recentemente nominata Cavaliere della Repubblica da Mattarella per il suo impegno su uno dei fronti più caldi della lotta al Covid come l'ospedale di Fidenza, prende posizione sulla polemica tra Asl e Comune di Arezzo

"Si assiste, in questi giorni, a dichiarazioni di alcuni sindaci della nostra provincia contro l’utilizzo per i malati di COVID 19 degli ospedali periferici. Naturalmente ognuno parla per quello che considera il “proprio” ospedale mentre il sindaco di Arezzo parla per tutti proponendo ospedali-tenda al posto di quelli. Strana concezione questa."

E' Monica Bettoni che prende posizione in merito alla polemica tra il Comune di Arezzo e la Asl. L'ex senatrice, medico in pensione, recentemente nominata Cavaliere della Repubblica da Mattarella per il suo impegno su uno dei fronti più caldi della lotta al Covid come l'ospedale di Fidenza, si pone al fianco dell'Asl nella decisione di non procedere con l'allestimento di ospedali da campo: "Come se i malati di Covid non avessero lo stesso diritto ad essere curati al pari di altri e come se nessuno di questi appartenesse al loro territorio. Per fortuna esistono operatori sanitari che lavorano seriamente, con professionalità e non badano ai campanili. A questi il nostro rispetto e la nostra gratitudine. Accolgo le considerazioni fatte dal direttore generale della nostra Asl - continua la Bettoni -  non bastano posti letto ma occorrono professionisti sanitari competenti, come quelli nei nostri presidi, e soprattutto occorrono tutti quei servizi diagnostici e terapeutici complessi che nessun ospedale da campo ha."

La polemica tra il Comune e la Asl, tanto da essere considerata una brutta rottura istituzionale, ha avuto il suo culmine, per il momento, nella giornata di ieri quando il direttore generale Antonio D'Urso ha risposto punto su punto alle proposte del Comune di Arezzo e i toni si sono via via alzati in un'escalation. Alla proposta del Comune di allestire ospedali da campo per malati Covid e di usare 40 dipendenti comunali per il tracciamento dei contatti, il Dg D'Urso ha spiegato come, per conto suo, non siano due strade praticabili.

La risposta della Asl sull'impiego dei dipendenti dell'amministrazione

"Penso che la loro disponibilità sia un segno di solidarietà e di senso civico. Li ringrazio davvero... ma a questa complessa attività, l'Asl Tse non ha destinato figure amministrative ma solo professionisti sanitari: medici, infermieri, tecnici della prevenzione e assistenti sanitari. Sono coordinati da due dirigenti medici."

La questione ospedale campo Covid

"I posti letto dedicati al Covid nella Asl Tse sono appena il 15% del totale. Risposte aggiuntive, modulari e articolate con equilibrio sul territorio sono sia in corso che programmate - scrive D'Urso nel comunicato della tarda mattinata di ieri che ha poi speigato - L'idea di un ospedale da campo è semplicistica. Non possiamo immaginare un capannone con una fila di semplici letti. I pazienti critici hanno bisogno di letti dotati di una serie di strumenti che vanno dai monitor alle pompe di infusione ai ventilatori per i pazienti che non sono in grado di respirare da soli... una volta che abbiamo una struttura adatta, una volta che abbiamo letti, dotazioni tecnologiche e mediche, abbiamo bisogno di medici e infermieri.  Non neolaureti ma altamente specializzati e mi riferisco ad entrambe le categorie.
Se tutto questo non può essere fatto in modo relativamente perfetto, noi non curiamo i pazienti ma li esponiamo a rischi ulteriori per la loro vita. Deve essere la politica a decidere come si curano i pazienti?

La prima risposta del vicesindaco Tanti

"A meno che il direttore generale D'Urso non pensi agli ospedali da campo della prima guerra mondiale, la proposta fatta dal sindaco Ghinelli ha tutte le caratteristiche della praticabilità e della dignità. Strutture sanitarie speciali sono in Campania e in Lombardia, con moduli esterni alle strutture ospedaliere ordinarie." Poi la provocazione: "Dico alla Asl che da domani voglio i dati di come vengono trattate le patologie dei reparti "smontati" per tutti questi mesi, quanto personale è stato assunto, quanti macchinari, com'è organizzata la turnazione medici e infermieri e personale sanitario, quanti screening oncologici sono stati fatti in relazione allo scorso anno. Da domani voglio sapere quanti posti non covid sono stati soppressi e quanti chilometri fanno i malati non covid per fare le terapie e i controlli di cui hanno necessità“

La seconda risposta di D'Urso

"La risposta della vicesindaca Lucia Tanti è esattamente quello che non serve in questa fase. Danneggia i rapporti istituzionali, crea tensioni nella città, provoca disorientamento tra i cittadini. E' la guerra istituzionale contro la sanità pubblica quello che vuole? Non l'avrà." Scrive D'Urso nel secondo comunicato della giornata di ieri che poi tra le altre cose aggiunge: "Quanto all'ostentata ripetizione del verbo volere, mi permetto di dire che il tono non può essere utilizzato nei rapporti istituzionali e offende tutta una comunità di professionisti che ha lavorato e continua a farlo per gestire una situazione difficilissima ed inimmaginabile. A titolo di esempio ricordo che ieri notte i chirurghi hanno operato ininterrottamente per salvare la vita di persone che avevano un'importante patologia non Covid."

La seconda risposta del vicesindaco Lucia Tanti

 "Caro Direttore, la proposta del sindaco Ghinelli è politica, ufficialmente fatta alla conferenza dei sindaci. È una proposta che si discute e non si liquida con un comunicato stampa. Siamo destinati a lavorare insieme, ma siamo noi i responsabili della salute dei nostri cittadini. I rapporti li compromette chi si chiude a riccio, e chi ad una proposta politica da me depositata in sede ufficiale in una conferenza dei Sindaci e appoggiata anche pubblicamente da altri sindaci, si pretende di dire no tramite un comunicato stampa. Il Comune di Arezzo ha fatto una proposta di politica sanitaria in una sede istituzionale, il rango della proposta non è un comunicato "autoreferenziale" che "dice no perché lo dico io". Abbiamo fatto una proposta di buon senso, ci aspettiamo una risposta articolata. I rapporti non si compromettono mai, siamo "destinati" a lavorare insieme ma non siamo costretti a dire "sì" quando pensiamo che il "sì" sia sbagliato. E noi crediamo che continuare a smontare gli ospedali sia sbagliato. Del resto Asti, Bergamo, Napoli, Milano, New York, Lisbona, Oporto, Teheran, Palma di Majorca e molte altre Città italiane e in tutto il mondo stanno prendendo in seria considerazione la proposta fatta dal Sindaco Ghinelli per Arezzo e la Toscana alla luce del progressivo "smantellamento" della rete ospedaliera a seguito della emergenza sanitaria. Questa soluzione poteva andar bene all'inizio della pandemia e per un tempo non eccessivamente lungo, oggi questa scelta ha un orizzonte temporale troppo lungo e soprattutto sta creando disservizi per molti cittadini che hanno bisogni - e diritti - sanitari diversi dal Covid. La risposta "nervosa" e di sufficienza che ci è arrivata non è ricevibile. Siamo pronti come sempre a collaborare ma la sanità regionale è bene abbandoni atteggiamenti autoreferenziali e ermetici rispetto a proposte valide. I dati che abbiamo non permettono a nessuno di tenere atteggiamenti "chiusi". La sfida è di tutti, noi siamo i responsabili ultimi della salute dei nostri cittadini, molte cose vanno corrette e molte scelte modificate. E su questo punto non deroghiamo. Non siamo, né il Sindaco né io, persone che hanno timori reverenziali. Le nostre proposte si discutono, non si liquidano. Bene prenderne atto".

L'auspicio

L'auspicio è che la polemica a distanza attraverso le note delle due parti termini prima possibile e tutti lavorino, nel rispetto dei ruoli, per il bene della comunità, in questo delicato momento in cui la diffusione del contagio ha stravolto la vita quotidiana di migliaia di persone. 

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