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Lorenzo Roggi è il presidente di Arezzo Casa

Lorenzo Roggi è il presidente di Arezzo Casa

Arezzo Casa, parla Roggi: "Ho presentato un esposto in Procura per cantieri non regolari". Ecco perché non si dimette

Il presidente della partecipata parla in seguito all'assemblea dei soci che si è tenuta lunedì, nella quale i temi dell'inchiesta che lo vede coinvolto per corruzione non sono rimasti fuori dalla porta

Lorenzo Roggi, presidente di Arezzo Casa, ha deciso di parlare. E' indagato per corruzione nell'ambito dell'inchiesta Coingas, per il filone della richiesta di un aiuto economico per il consigliere Bardelli attraverso un'azione che sarebbe stata promessa da Luca Amendola, ex presidente di Arezzo Multiservizi. Un'ipotesi di reato che si rifà a un periodo precedente alla sua nomina. Lunedì è arrivato l'avviso di chiusura delle indagini preliminari da parte del pm Andrea Claudiani e il tema è diventato politico. I sindaci del centro sinistra ne hanno chiesto le dimissioni. Roggi parla proprio in seguito all'assemblea dei soci che si è tenuta lunedì, nella quale i temi dell'inchiesta non sono rimasti fuori dalla porta. Due i grandi punti all'ordine del giorno: l'approvazione del bilancio e il voto dei comuni soci sulla richiesta di dimissioni o revoca del presidente stesso proprio perché colpito da un avviso di garanzia.

"E' la prima volta che faccio dichiarazioni di questo tipo, perché non sono ad Arezzo Casa per fare politica, ma per amministrare, vorrei lasciare lavorare in tutta tranquillità i dipendenti, però adesso serve chiarezza. L'assemblea dei soci non è un'arena politica."

Roggi è stato raggiunto dall'avviso di chiusura delle indagini proprio mentre si trovava in riunione con i soci. "Non mi sono dimesso e non mi dimetto, lo faccio per i dipendenti, perché abbiamo iniziato una grande rivoluzione e la vogliamo portare avanti. Si dovrebbero dimettere in tanti in questa città allora, per aver ricevuto un avviso di garanzia. Invece sono ancora qui per continuare a risolvere tutti i problemi che ho trovato dentro Arezzo Casa, per i quali, io come presidente e i dipendenti siamo parte lesa, perché sono da attribuire alla precedente dirigenza dove c'era una persona sola al comando."

Che situazione ha trovato quando è arrivato?

"Il budget aziendale era terminato ad agosto e io che ero già vicepresidente non ero stato informato, quindi ho dovuto trovare 300mila euro per la manutenzione ordinaria e straordinaria per coprire fino a fine 2019. Già un primo segnale di mancanza di trasparenza."

Poi avete cercato un direttore generale?

"Si lo abbiamo nominato con procedura concorsuale pubblica, ristabilendo così un corretto assetto societario. E sfido chiunque a definire Fabrizio Raffaelli una nomina politica."

Come è andata durante il Covid?

"Il nostro codice Ateco è sostanzialmente errato, perché quando è nata Arezzo Casa è stata registrata con quello dei mediatori immobiliari. Quindi durante il periodo di chiusura per il coronavirus ho dovuto prendermi la responsabilità di tenere aperto, perché se mi fossi limitato al Dpcm avremmo dovuto chiudere. Dal primo giorno siamo riusciti ad organizzare gran parte del lavoro in forma agile, nonostante non ci fossero fino a quel momento strumenti tecnologici adeguati. Solo io e tre dipendenti, a turno, venivamo in sede."

Il bilancio che avete approvato ha un utile di 70mila euro.

"Sì, ma potrebbe stare meglio. Ci sono difficoltà dovute proprio al codice Ateco errato. Questo genera un'infinita causa legale con Inps, siamo stati costretti ad accantonare 897mila euro in un fondo rischi. In realtà i contributi per i dipendenti di un ente pubblico sarebbero molto più vantaggiosi rispetto a quelli che ci chiede Inps per i mediatori immobiliari. Ad esempio nel 2019 sono stati versati 156 mila euro per poter avere il durc pulito. E' un problema ereditato dalla precedente gestione e tutto pesa in questo bilancio."

Perché dite di aver trovato una situazione poco chiara dentro Arezzo Casa?

"Beh per due importanti cantieri che erano stati documentalmente dichiarati finiti, ma dove in realtà i lavori non erano affatti conclusi. Mi riferisco a quello di Poppi e a quello del Villaggio Gattolino. Per questo abbiamo fatto un esposto in Procura. Non siamo in grado di capire se ci siano stati reati commessi dalla precedente dirigenza, ma noi abbiamo informato chi di dovere, poi abbiamo proceduto a sanare queste due situazioni con la Regione Toscana (finanziatrice delle opere), abbiamo annullato le determine presidenziali che chiudevano i cantieri e dovuto accantonare altri 323,060,00 in un fondo rischi, come si evince dal bilancio. Se non avessimo sanato la questione con la Regione Toscana il fondo rischi avrebbe pesato circa 2 milioni di euro. Il bilancio non avrebbe retto. Nonostante questo abbiamo presentato un attivo di circa 70.000 euro. Poi, cosa di non minore importanza, stiamo lavorando alla chiusura contabile di lavori  vecchi anche di 10 anni per i quali non sono mai state fatte le pratiche nei confronti della Regione Toscana. Si tratta nello  specifico di approvazione dei collaudi decennali per i quali riceveremo avanzi di finanziamento dalla Regione. Tutti i progetti precedenti al 2015 entro fine anno saranno collaudati e libereranno risorse."

L'approvazione del bilancio è avvenuta con zero voti contrari. All'assemblea è stato presente il 95,35% del capitale sociale, i voti favorevoli sono stati il 65,57% e il resto gli astenuti. Sulle dimissioni o sulla revoca del presidente il voto è stato leggermente diverso. Intanto dalla seduta sono usciti i rappresentanti del comune di Sansepolcro e di Subbiano. Nessuno si è astenuto, ma i voti si sono polarizzati, con la maggioranza delle quote, il 58,91% contrario alle dimissioni di Lorenzo Roggi e il 29,78% a favore. Sono state infatti chieste da tanti piccoli comuni: Bucine, Castelfranco Pian di Scò, Civitella, Monte San Savino, Poppi, Cavriglia, Chitignano, Chiusi della Verna, Foiano, Lucignano, Marciano, Laterina Pergine, Pratovecchio Stia, San Giovanni Valdarno, Loro Ciuffenna, Talla, Montemignaio, Terranuova.

"C'è stato un dibattito ipocrita, dove chi chiedeva le mie dimissioni si è definito garantista, ma per loro l'avviso di garanzia doveva portare alla mia uscita. Arezzo Casa non è un campo di battaglia dove qualcuno può pensare di lavorare per portarla di nuovo indietro di 40 anni, come era fino a poco tempo fa. Noi stiamo operando in termini di trasparenza."

Come?

"Non è mai esistito un vero elenco fornitori, trasparente e con una rotazione obbiettiva. Tutto veniva fatto in affidamento diretto, modalità che cesserà definitivamente con gli accordi quadro che entro la fine dell'anno riguarderà il 90% degli appalti. Poi abbiamo allestito la piattaforma digitale utilizzando 'Albi informatizzati e gare telematiche' Digital PA, come a Firenze."

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