Cronaca

"La rissa a San Francesco? L'alcol non c'entra. Scintilla scoccata dalla rottura di un arredo"

Sarebbe questa la versione dei giovani fermati al termine del parapiglia che alcuni giorni fa ma scosso la piazza cittadina. Sono accusati di rissa aggravata

"La rissa? Un litigio scatenato dalla rottura di un arredo di un locale", così i quattro ragazzi che sono stati arrestati alcuni giorni fa in seguito al parapiglia che ha scosso piazza San Francesco hanno raccontato quei concitati momenti. Accusati di rissa aggravata, assistiti dall'avvocato Tiberio Baroni, hanno spiegato con queste parole quei concitati momenti. 
Secondo i quattro giovani il parapiglia non sarebbe avvenuto a causa delle richieste di alcol non ascoltate, ma in seguito alla rottura di un vaso che faceva parte dell'arredo esterno del locale. A infrangerlo sarebbe stato - stando alla loro versione - un quinto giovane.

"A quel punto il titolare è uscito e ha visto cosa era accaduto, ha chiesto cosa stava accadendo ed è scoccata così la scintilla della lite". 

Le immagini del video mostrano scene di caos e poi una fuga generalizzata: poco dopo infatti sarebbero arrivati a sirene spiegate i Carabinieri e un'ambulanza del 118.

La scena che si sono travata di fronte i militari era quella di una piazza fuori controllo: probabilmente l'ubriachezza ha avuto la meglio su alcuni di loro. Un ragazzo è stato ritrovato sotto un'auto, mentre tentava goffamente di nascondersi, un altro nell'androne di un palazzo: ai carabinieri aveva detto che si trovava lì per visitare un parente, senza però saper fornire un nome credibile. Alla fine sono sono stati fermatim quattro ventenni tutti provenienti dalla Valtiberina, che avevano segni della rissa sul volto e sul corpo. "Ed erano poi visibilmente sotto l’effetto di sostanze alcoliche", hanno spiegato i militari. Oltre alle testimonianze raccolte sul posto, i carabinieri hanno acquisito i video dell'accaduto. I quattro sono stati quindi arrestati per rissa aggravata, proposti per l’emissione del foglio di via obbligatorio dal Comune di Arezzo per tre anni e sanzionati per la violazione della normativa in materia di contenimento della pandemia da Covid 19

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