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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

Crac Etruria: "Rispettiamo la sentenza, ma non la condividiamo", la rabbia dei risparmiatori

"Da parte nostra grande solidarietà alla vedova d'Angelo: delegazione presenziò anche ai funerali"

"Noi accettiamo il verdetto, ma non lo condividiamo assolutamente. Ne riparleremo in appello". Angelo Caramazza è uno dei risparmiatori aretini azzerati in seguito al default di Banca Etruria. Ha letto le motivazioni della sentenza prununciata dal tribunale di Arezzo lo scorso 1 ottobre - nella quale sono stati assolti tutti gli imputati eccetto Alberto Rigotti, condannato a 6 anni - e non nasconde lo stupore. Non tanto per le questioni tecniche che hanno portato alla decisione - delle quali sarà il suo legale Lorenza Calvanese a disquisire nel ricorso in appello - quanto per le parole rivolte alle parti civili. 

"Nelle ultime pagine c'è una nota - spiega Caramazza - in cui si afferma che la signora Lidia Erminia Di Marcantonio sia stata lasciata sola durante la sua deposizione. Anche dalle parti civili. Ecco, questo non lo accetto. In quel momento non eravamo presenti in aula, eravamo in piena emergenza sanitaria, ma non abbiamo mai fatto mancare la nostra solidarietà e la nostra vicinanza. I giudici forse non sanno che una nostra delegazione era presente ai funerali del marito. E forse nemmeno dei rapporti che in questi anni si sono intrecciati. Come hanno pututo dire certe cose?". 

La sentenza ricorda che la vedova ripercorse in "un'aula sconsolatamente vuota" la tragedia. Il marito, infatti, si tolse la vita dopo aver perso i loro risparmi che erano stati investiti nelle subordinate di Banca Etruria. 

"Ho seguito tutte le udienze - ricorda Caramazza - e ho notato una particolare severità nei confronti delle parti civili. Un anno fa il presidente del Collegio chiese anche ad un legale di non intervenire troppo. Ma poi mi sono reso conto che i difensori degli imputati intervenivano molto di più e nessuno li ha mai redarguiti in quel modo. Nonostante questo non abbiamo mai replicato sui niente. Abbiamo accolto alzare un dito la sentenza. Adesso però leggiamo che avremmo lasciato sola la signora Lidia proprio quando aveva bisogno di solidarietà: questo ci ha lasciato sgomenti".

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