Il liquidatore agli ex vertici Etruria: "Uno scempio: risarciscano mezzo miliardo". Azzerati, speranze ridotte

Le accuse agli ex vertici di Banca Etruria contenute nell'atto di citazione del tribunale civile di Roma sono pesantissime. Il commissario liquidatore Giuseppe Santoni quantifica in oltre mezzo miliardo di euro il danno finale, la maggior parte -...

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Le accuse agli ex vertici di Banca Etruria contenute nell'atto di citazione del tribunale civile di Roma sono pesantissime. Il commissario liquidatore Giuseppe Santoni quantifica in oltre mezzo miliardo di euro il danno finale, la maggior parte - più di 400 milioni - attribuibile a membri degli ultimi tre Cda dell'ormai ex istituto di credito aretino (dal 2010 in poi, quelli presieduti da Giuseppe Fornasari e Lorenzo Rosi), il resto alla società di revisione PriceWaterHouseCoopers per "omesso controllo contabile in relazione agli illeciti commessi dagli organi aziendali".

Le motivazioni delle maxi richieste di risarcimento a 37 ex manager (presidenti, vice presidente, consiglieri ma anche sindaci revisori dei conti) erano state illustrate ieri:

I motivi addotti dal liquidatore per la richiesta di risarcimento sono tre: gli incarichi a manager interni e consulenze inutili dispendiose; i finanziamenti concessi senza necessarie garanzie e “in conflitto di interessi”; l’ostacolo alla vigilanza della Banca d’Italia e l’aver ignorato le direttive di via Nazionale che raccomandava la fusione con un partner affidabile.

Oggi emergono i dettagli dell'atto depositato lunedì a Roma. Santoni parla di "incredibile serie di erogazioni in favore e in palese conflitto di interessi, ovvero dissennate e inutili".

Non si sa bene - è scritto nell'atto - se maggiore responsabilità vada attribuita a chi dolosamente e pervicacemente ha curato, a scapito della società e dei creditori, i personali interessi propri o di propri sodali, in palese conflitto con il ruolo rivestito (...) e con colpa gravissima trasgredito le più basilari regole di buona amministrazione di una banca, o a chi ha (...) colposamente assistito con inerte disinteresse allo scempio che avveniva sotto i suoi occhi.

Si parla inoltre di mala gestio reiterata. Non solo, come soluzione tampone, sarebbe stata portata avanti una

strategia basata su rimedi estemporanei e di dubbia legittimità con il frettoloso piazzamento delle note obbligazioni subordinate che sono state successivamente e necessariamente azzerate.

E in merito all'ipotesi, ventilata ieri, di un possibile utilizzo dei risarcimenti ottenibili a seguito di questa azione, appare lontana l'ipotesi di un sostanzioso contributo alla causa degli azzerati. Qualora effettivamente i citati in giudizio risarciscano, i denari ottenuti confluirebbero nel fondo di risoluzione che andrebbe a beneficio dei creditori dell'ex Etruria e delle altre tre banche scomparse dal 22 novembre 2015 (Carichieti, Banca Marche e Cariferrara). Altri soggetti, insomma, avrebbero la precedenza rispetto agli azzerati.

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@MattiaCialini

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