Riaprono 12 uffici postali nell'Aretino. I sindacati: “Sia garantita la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini”

Non tutti potranno riaprire, fino a che non sarà istallata la protezione in plexiglass ad ogni sportello

Dodici uffici postali che erano chiusi per l'emergenza coronavirus, perché non potevano garantire le disposizioni in tema di sicurezza per clienti e lavoratori, riapriranno la prossima settimana. Lo ha annunciato la direzione centrale di Poste Italiane presentando il piano di riaperture che riguarda complessivamente 1.077 uffici in Italia. Di questi una dozzina si trovano nelle varie zone aretine. La data per ridare operatività a questi uffici periferici è fissata al 14 aprile prossimo. 

L'elenco degli uffici che riapriranno

Si tratta di quegli uffici che hanno sportelli modello vecchio, con oguno il vetro frontale atisfondamento e che in questo caso, più che dalle rapine può essere considerato una barriera protettiva dal virus. In questa tipologia rientrano e sono quindi pronti a riaprire gli uffici postali di Arezzo 6 al centro commerciale di Tortaia, l'unico in città che riparirà, poi quello di Viciomaggio e di Quarata. In Valdichiana riaprono gli uffici delle Poste di Manciano a Castiglion Fiorentino, Terontola, Cortona, Marciano della Chiana e il Pozzo. In Valtiberina è stata decisa la riapertura delle Poste di Anghiari, mentre in Casentino aprono quelli di Bibbiena, Piandiscò e Soci.

Gli altri

Gradatamente saranno avviati alla riapertura anche tutti gli altri. Si tratta di uffici più moderni nei quali Poste ha previsto di far installare i pannelli protettivi in plexiglass in ogni sportello, come barriera tra i clienti e i lavoratori.

Per i sindacati

Massima allerta nei sindacati di categoria a tutti i livelli, locale, regionale e nazionale. Chiedono la sanificazione completa dei locali, la distribuzione massiccia di tutti i dispositivi di protezione individuale e anche la possibile rimozione delle sale d'attesa che in questo momento non hanno senso.

"Sono giorni difficili dove in Poste Italiane e in tutti i settori considerati essenziali, il sindacato è impegnato con tutte le sue strutture a tutti i livelli per garantire di poter far lavorare in sicurezza, affinché non venga messa a rischio né la vita dei nostri colleghi, né quella dei cittadini che entrano nei nostri uffici o entrano in contatto con i nostri lavoratori e lavoratrici che operano nel recapito."  
 

"Le istituzioni come Anci, i sindaci, i prefetti, nel frattempo chiedono in modo ” sguaiato”  a gran voce la riapertura degli uffici postali senza tener conto che un piano temporaneo e contingente di razionalizzazione della rete postale era stato faticosamente negoziato, tra l’altro in molti comuni sono gli stessi sindaci che nei loro comuni hanno chiuso gli uffici al pubblico per mancanza di sicurezza, ma nella loro testa questo grave problema in Poste Italiane non esiste. Noi vogliamo lavorare ma in sicurezza per noi e per i cittadini che usufruiscono del nostro servizio come previsto dal decreto specifico." 

“Abbiamo chiesto la fornitura dei dispositivi individuali di protezione, la sanificazione degli ambienti per poter far lavorare in sicurezza gli addetti” dichiarano - Graziano Benedetti Slc-Cgil Toscana, Marco Nocentini Slp-Cisl Toscana e Silvia Cirillo Uilposte Toscana, “tutelare anche i clienti che accedono all’ufficio e di oggi che la Toscana obbliga la dotazione di mascherina per accedere in tutti i settori, quindi anche il nostro. Vogliamo tutelare la salute dei lavoratori, vogliamo che gli ambienti di lavoro vengano sanificati periodicamente e i lavoratori siano  dotati di tutto ciò che serve per evitare contagi, questo virus ha aperto una crisi sul piano economico peggiore dal secondo dopo guerra”.

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Il Governo ha chiesto a Poste di garantire sull’intero territorio nazionale il presidio, ma tale funzione non può essere esercitata a discapito dell’incolumità fisica dei nostri portalettere, dei nostri sportellisti e responsabili di ufficio che in questo momento assicurano la propria operatività assolvendo un obbligo di legge, inoltre "già si contano diverse vittime nel nostro settore, rivolgiamo quindi le nostre sentite condoglianze alle loro famiglie auspicando atti di solidarietà nei loro confronti anche da parte aziendale."
 
"Premesso che la “vita è sacra e che anche in Poste Italiane vale la regola ” si lavora esclusivamente se sono garantite le condizioni di sicurezza“, e che nel rispetto di questo principio abbiamo firmato unitariamente sia l’accordo Confederale con il Governo che le intese con Poste, in questo momento e nel silenzio generale siamo una delle categorie più esposte, prima di chiedere ulteriori aperture, ci si dovrebbe accertare della sicurezza dell’impianto e di chi ci lavora, anche per tutelare i clienti stessi."

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