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Violenza sulle donne, i reati corrono anche on line, ma "la tecnologia è stata d'aiuto nel lockdown"

Il revenge porn è un fenomeno molto diffuso, scoperchiato dall'introduzione di questo reato specifico nella legge sul Codice Rosso. Ma la tecnologia è lo strumento che ha salvato i contatti con le donne vittime di violenza nel lockdown, come racconta un'operatrice del Pronto Donna

"Per fortuna c'è la tecnologia". Elisa Serafini del Pronto Donna di Arezzo ne è ben consapevole. Lo strumento che può essere usato per fare violenza sulle donne è anche quello che può salvarle durante i mesi di lockdown o di zona rossa.

"I mesi di serrata totale sono stati faticosi, ma noi non abbiamo mai chiuso, la Prefettura era ben informata, le operatrici erano autorizzate a spostarsi, così come le donne potevano giustificare la loro uscita da casa, in caso di controlli, per motivi di salute e per recarsi da noi." Certo tutto molto più difficile per chi deve trovare la forza di uscire dalla solitudine e dall'isolamento domiciliare, magari proprio al fianco del suo aguzzino, ma Arezzo è stato un territorio che ha risposto bene, "ci sono dati quasi come il periodo pre Covid" aveva infatti commentato in questi giorni Vittoria Doretti responsabile del Codice Rosa.

"Dopo qualche settimana di preoccupante silenzio, siamo riuscite a ripristinare i contatti via web con le donne che stavamo già seguendo, ma, cosa ancora più significativa è che si sono rivolte a noi per la prima volta anche altre donne proprio nei mesi di lockdown" spiega ancora Elisa. E la comunicazione anche in questi casi ha potuto sfruttare piattaforme specializzate e ben protette. "Resta la difficoltà di instaurare una relazione di fiducia, su temi così delicati, senza presenza fisica, senza incontrarsi."

Con tutta una serie di limitazioni le porte però sono sempre aperte. Il numero telefonico da contattare è lo 0575/355053 ogni giorno dalle 9 alle 13, per parlare con un'operatrice del Pronto Donna, per prendere un appuntamento in presenza che si tengono soltando nei pomeriggi.

Ma internet e gli strumenti di comunicazione on line sono, purtroppo, anche un veicolo potente per la violenza di genere, contro le donne e i giovani. Bullismo, stalking e altri reati si amplificano nelle casse di risonanza di social network e chat.

La storia, non aretina, della maestra vittima del fidanzato che ha diffuso foto e video intime del periodo in cui erano fidanzati è simbolico. Alla fine della storia lei è vittima di revenge porn (reato introdotto con la legge sul Codice Rosso), slut shaming e victim blaming. Concetti sintetizzati bene da questi termini anglosassoni che hanno significati ben precisi.

Il Revenge porn è la diffusione non consensuale di materiale sessuale con l'intento di distruggere la reputazione della vittima. Lo Slut Shaming è far sentire una donna colpevole per comportamenti sessuali in contrasto con le aspettative di genere tradizionali. Il victim blaming è la colpevolizzazione della vittima: la responsabilità di quanto successo viene fatta ricadere sulla vittima perché ha creato la possibilità che accadesse. 

Italia, 2020. 

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