Cronaca Bucine

Sequestro dei carabinieri a Bucine, parla la proprietà: "Non sono continuate le opere di costruzione"

Tre avvocati difensori sono stati nominati e tuteleranno la proprietà di fronte all'autorità giudiziaria nella convinzione dicono "di poter ricondurre tutto nei giusti binari"

Un'immagine della zona, foto scattata e fornita dai Carabinieri Forestali

Fare chiarezza e dare la propria versione dei fatti, tutelare la propria immagine, attendendo di risolvere le problematiche intervenute di fronte all'autorità giudiziaria con il supporto dei tre avvocati incaricati. Così oggi la proprietà del complesso edilizio che si trova nella zona tra Bucine e Laterina Pergine Valdarno, recentemente oggetto di un'operazione di sequestro da parte dei carabinieri forestali di Montevarchi, decide di parlare. E lo fa attraverso una lettera dei legali difensori gli avvocati Elisa Valentini (nella foto interna), Roberto Baccheschi e Marco Manneschi.

Il contesto in cui si è mossa la proprietà

Avvocato-Elisa-Valentini 2Nella lettera si legge: "Preme precisare che la società ha ripreso nel 2018, nella zona di Bucine e Laterina Pergine Valdarno, circa 130 ettari di terreni e boschi abbandonati da oltre vent’anni per reimpiantarli in varie culture biologiche al fine di organizzare fattoria didattica ed una piccola struttura agristuristica di cinque camere, attività poi gestite da un’azienda agricola ed agristuristica. La società è fortemente dispiaciuta, riferiscono i legali, per l’immagine che è stata offerta del proprio lavoro, teso unicamente a riqualificare un’area tenuta in stato di abbandono e nella quale sono stati effettuati, ad oggi, con grande entusiasmo, importanti investimenti di recupero edilizio ed agricolo, debitamente autorizzati. Non pare corretto, quindi, parlare di “sigilli ad un’area di oltre 17 ettari” ma più precisamente di contestazioni rispetto a singoli – ad avviso della proprietà e dei propri tecnici - marginali interventi."

Secondo la proprietà ci sono alcune inesattezze da chiarire

"La prima inesattezza concerne l’accusa (da ritenere grave se vera) di avere proseguito i lavori dopo aver ricevuto un’ordinanza di demolizione. L’ordinanza è stata notificata il 30 giugno e concerne due opere (archetti ornamentali ed una veranda temporanea) che la proprietà ritiene conformi alle norme edilizie nazionali e regionali, a differenza del Comune: sul punto si pronunceranno i giudici amministrativi. Ciò che conta, rispetto alla notizia, è che le opere suddette erano completate (da tempo) al momento della notifica dell’ordinanza. Quindi non vi è stata alcuna prosecuzione dell’attività edilizia in spregio ad un provvedimento di contestazione da parte dell’autorità amministrativa.

La seconda notizia, parimenti inesatta o meglio artatamente incompleta, concerne le opere, constatate via drone, che avrebbero fatto scattare l’operazione e che consistevano, invero, nella realizzazione di una piscina, peraltro, regolarmente autorizzata."

La modifica della strada

"Quanto alle attività connesse alle lavorazioni agricole, la contestazione di aver modificato 400 metri di strade riguarda tracciati preesistenti necessari a raggiungere i diversi fondi della proprietà. Di ciò dà atto lo stesso provvedimento convalidato dalla Procura. Su questi tracciati la proprietà ha effettuato meri interventi manutentori e confida di poterlo dimostrare anche all’Autorità Giudiziaria. Quanto infine alla contestata “interruzione di una strada vicinale” la società fa presente che al momento dell’acquisto sulla strada in questione era apposta, da tempo immemorabile, una sbarra chiusa con lucchetto e che, comunque, vi era già autorizzazione regionale per un fondo chiuso. I legali chiariscono, quanto alle evidenziate testimonianze degli ex direttori dei lavori, per le quali la società si riserva ogni opportuna azione in merito, come, in realtà, sia stata la medesima committenza a revocare l’incarico al tempo conferito ai due architetti, in ragione delle gravi inadempienze riscontrate, per le quali è attualmente in corso una causa civile. La proprietà ritiene di poter, quindi, chiarire in termini ragionevoli con tutte le Autorità coinvolte la situazione, riconducendo la questione nei giusti binari, al di fuori del sensazionalismo denigratorio che è il principale ostacolo al buon andamento dell’azione pubblica, specie nel campo della giustizia."

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