Report in tackle sulle cliniche private di Arezzo, Tenti: "Noi tranquilli. Interrotti i rapporti col fornitore finito nella bufera"

I dubbi sollevati dalla trasmissione di Rai Tre: "Troppe operazioni costose alla schiena. Forse inutili". Il direttore del Centro Chirurgico Toscano: "Si rischia di screditare la comunità scientifica".

"Nel dubbio abbiamo deciso di non rifornirci più dalle società di Gian Gabriele Natali". Stefano Tenti, direttore del Centro Chirugico Toscano, grande realtà sanitaria privata di Arezzo, risponde alle domande a seguito dei dubbi sollevati nel corso dell'ultima puntata di Report, programma di inchieste giornalistiche di Rai Tre condotto da Sigfrido Ranucci. Il centro aretino è stato citato al pari del San Giuseppe Hospital, altra importante struttura privata di Arezzo, per l'elevato numero di interventi alla schiena convenzionati con la sanità pubblica, nell'ambito del servizio di Giulio Valesini e Simona Peluso dal titolo "La schiena dritta".

"La schiena dritta", il servizio di Report

Il servizio - di circa 20 minuti - si divide in più parti. La prima riguarda il caso di una presunta truffa ai danni della sanità pubblica nel Lazio, per la quale la Asl 2 capitolina ha già presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma. In sostanza, nell'ambito di interventi clinici, sarebbero stati usati impianti medici e radiochirurgici di qualità inferiore, facendoli passare per altri di qualità superiore. "Tanto paga Pantalone", è intervenuto Ranucci da studio. E oltre alla truffa, ci sarebbe il danno per i pazienti, che non saprebbero quale tipo di device sia stato loro impiantato. Problema gravissimo nel caso in cui lo strumento risultasse difettoso. Focus sui rapporti "opachi" tra i fornitori di device e alcuni professionisti che lavorano negli ospedali: Report mette nel mirino il gruppo Hd di Gian Gabriele Natali. Nella seconda parte del servizio, si introduce Arezzo, per parlare del fenomeno dell'immigrazione sanitaria.

Gli interventi che utilizzano questo tipo di strumenti sanitari - sintetizza Repubblica - sono prevalentemente programmati e, soprattutto in alcune regioni, vengono effettuati in gran numero da cliniche convenzionate. Ovunque in Italia vige la regola in base alla quale questi privati hanno un tetto alla quantità di lavoro che possono fare per i pazienti pubblici della loro Regione. Se superano il budget stabilito, non ricevono rimborso. Non esistono invece limiti per quelli che arrivano da fuori. Così i medici e alcune cliniche si organizzano per spostare i pazienti. Anche a causa di questo fenomeno, molte amministrazioni locali stanno correndo ai ripari con norme che pongono i tetti anche per questo tipo di pazienti, e si valuta un provvedimento in conferenza Stato-Regioni. Ma per adesso in molti casi si va ancora avanti con il vecchio regime. E così capita, ad esempio, che dal Lazio in molti vengono portati in Toscana, nella zona dell’Aretino.

Le risposte di Stefano Tenti

Dottore, Monica Calamai, ex dirigente della Asl di Arezzo e attuale direttore regionale della Direzione diritti di cittadinanza e coesione sociale della Regione Toscana, parla di "Turismo del mal di schiena".

"Certo, ci sono persone che si spostano per operarsi. Se vogliamo chiamare così il fenomeno, facciamo pure".

In Toscana nel 2011 si facevano 373 interventi di artrodesi, un sistema che permette di bloccare le vertebre con delle viti, nel 2018 questi interventi sono diventati 1972. Un’impennata dovuta soprattutto agli interventi fatti ad Arezzo, al Centro chirurgico Toscano e al San Giuseppe Hospital. A cosa è dovuta questa impennata?

"I professionisti ci cercano e noi li ospitiamo. Evidentemente qui da noi trovano condizioni migliori per operare. Noi paghiamo anche di meno rispetto ad altre realtà".

Un dubbio avanzato nel servizio è quello legato all'effettiva utilità dell'artrodesi. Si farebbero troppe operazioni (peraltro costose 10-12mila euro l'una) di questo tipo, rispetto alle effettive esigenze. Marina Davoli, direttrice dipartimento epidemiologia Sistema Sanitario Lazio, dice: “Probabilmente c’è un eccesso di offerta al di fuori della Regione Lazio. E probabilmente non ci sarebbe bisogno di tutte queste operazioni”.

"Mi scusi, ma chi meglio di un professionista, di un chirurgo, può dire se un'operazione sia necessaria oppure no? Perché il rischio è quello di cadere nella trappola di screditare a prescindere la comunità scientifica".

La Regione Toscana - Calamai e l'assessore Saccardi lo lasciano capire - paventano un tetto alle operazioni da rimborsare.

"Il nostro comportamento è il seguente: da noi operano molti medici e ortopedici non toscani, come Jacopo Lenzi, siccome abbiamo sviluppato rapporti e credibilità. Con l'artrodesi interveniamo se le terapie conservative hanno fallito. Sei mesi dopo l'intervento, a campione, sentiamo i pazienti. Non ci risultano casi in cui siano state necessarie ulteriori cure. Se una persona si rivolge a noi per un'operazione come l'artrodesi, che è invasiva, significa che ha molto dolore. E che altre strade sono risultate inefficaci. Un'ultima cosa: la Regione controlla tutte le nostre operazioni, le approva e poi ci rimborsa. Perché fare una stretta a prescindere? Potrebbe non approvare determinate operazioni. Evidentemente finora noi abbiamo operato nel giusto".

Viene citato uno studio americano sulla dubbia efficacia dell'artrodesi.

"Una balla totale. O ci si fida dei chirurghi, esperti del settore, oppure no. Possono sbagliare, certo. Ma mi fiderei più di loro rispetto a coloro che non hanno titoli per farlo".

E a proposito della possibile truffa dei device? 

"Qui da noi è tecnicamente impossibile farla, gli specialist (come quello chiamato in causa da Report) non stanno al tavolo operatorio. Però una cosa posso dirla".

Prego.

"Abbiamo smesso di servirci dalle società di Gian Gabriele Natali. Se dovesse risultare estraneo alla vicenda-truffa torneremmo sui nostri passi, chiedendogli scusa. Ma al momento è una misura doverosa".

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Frame tratto dalla trasmissione Report di Rai Tre

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