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Cronaca

Frecciatine sull'alcol, Feltri querela Scanzi. Non è reato: "Legittimo diritto di cronaca e satira"

Il giornalista aretino lo aveva chiamato "Littorio 'Goccetto' Feltri". Tra le altre frasi incriminate anche "figure da pinolo al cui confronto Vittorio Feltri parrà astemio"

Querelato da Vittorio Feltri, arriva l'archiviazione per Andrea Scanzi: è stata disposta dal gip del tribunale di Milano Tiziana Gueli, nei giorni scorsi. Un'altra archiviazione per Scanzi dopo quella del tribunale di Arezzo relativa alla querela di Enrico Montesano.

Il verdetto milanese ha riguardato un colorito scambio tra i due contendenti tramite social e le colonne dei rispettivi quotidiani, Libero e Il Fatto Quotidiano, risalente al periodo di inizio pandemia, durante la primavera del 2020. Feltri aveva sporto querela nei confronti del giornalista aretino per diffamazione, perché sarebbe stato dipinto, in più occasioni, come "soggetto dedito all'abuso di alcol, senza peraltro risparmiare commenti sull'età anagrafica". Nel luglio 2020 il pm aveva già chiesto l'archiviazione del procedimento, rilevando che le espressioni verbali fossero "colorite e certamente sprezzanti", ma che l'intera vicenda doveva collocarsi "nel legittimo perimetro di diritto di cronaca e satira". Ma le frasi di Scanzi, secondo Feltri, sarebbero state diffamatorie perché "gratuitamente offensive" e "inutilmente umilianti", pertanto l'ormai ex giornalista di Libero aveva fatto opposizione alla richiesta di archiviazione dell'accusa.

Tre circostanze fuori dai tempi della querela

Feltri nella propria denuncia aveva riportato sette circostanze distinte in cui si sarebbe sentito diffamato dalle parole di Scanzi. Tre di queste non sono state però prese in esame perché fuori dai tempi previsti dalla legge: ci sono infatti tre mesi di tempo per presentare querela per diffamazione. Ma alcuni episodi erano precedenti: Feltri aveva sporto querela il 22 luglio 2020, riportando anche tre circostanze verificatesi tra il 2018 e il 2019. Episodi, pertanto, non considerati dal giudice "per difetto di condizione di procedibilità".

Il primo episodio: "Littorio Goccetto Feltri"

Tra gli attacchi presi in esame, invece, c'è un post di Scanzi del 29 marzo 2020, una risposta dell'aretino a un articolo di Libero di qualche giorno prima. Feltri infatti aveva scritto sulle colonne del quotidiano, riferendosi a Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano: "Io non mi offendo nemmeno se il tuo secondino Scanzi dà a me dell’ubriacone, quando le sue dichiarazioni sul virus, rilasciate ai margini di una sbronza terrificante, sono diventate motivo di irresistibile divertimento sui social...Non dico che il citato Scanzi sia un pessimo giornalista, è solo pessimo". Scanzi, in un lungo post aveva risposto: "Esimio nonché eccelso Littorio 'Goccetto' Feltri, ho letto solo adesso l'esaltante articolo di giorni fa in cui incidentalmente mi citava. Mi perdonerà del colpevole ritardo, ma - nonostante la pandemia - nella mia Arezzo si trovano ancora beni di prima necessità, compresa la carta per l'igiene intima. Per questo, lo confesso, non ho avuto la dovuta premura nell'acquistare prontamente il giornale dove Lei scrive, chiamato con invidiabile presa di culo Libero". E nel finale aggiungeva: "RibadendoLe tutta la mia stima e ancor più il mio affetto, colgo l'occasione per dirLe che mai ebbi a sostenere che Lei sia 'un ubriacone'. Mai mi permetterei. La mia non è certo una certezza, bensì piuttosto una speranza: tenendo conto della quantità di deliri che Ella suol vomitare alla velocità della luce, se essi non son figli del troppo alcol allora restano giusto due strade. O la cattiveria pura, e un giglio immacolato come Lei giammai può esser cattivo. Oppure l'arteriosclerosi più fulminante, e in quel caso me ne dorrei oltremodo: sarebbe un peccato, per un damerino fiancheggiator berlusconian-salviniano d’onorato corso come Lei, tramontare malamente così. Le sia lieve la barrique". Secondo il giudice, però, non ci sarebbe diffamazione perché il post di Scanzi sarebbe una semplice replica "ad affermazioni del querelante (cioé Feltri), aventi una caratura particolarmente aggressiva e caratterizzate per l'uso di espressione di elevatissima intensità, ove si attaccano le competenze professionali dell'indagato".

Il secondo e terzo episodio: "Ma internarlo, no?"

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Vittorio Feltri ospite della trasmissione "Fuori dal coro" condotta da Mario Giordano su Rete4

Altri due episodi riferiti da Feltri sono un post facebook e una diretta facebook del 21 e 22 aprile 2020. Il primo era un post in cui Scanzi aveva scritto: "Ma internarlo, no? E basta, via. Che diavolo lo invitate a fare? C’è un limite
anche ai peti neuronali", in riferimento a un'ospitata tv di Feltri nella trasmissione "Fuori dal coro", in cui aveva detto frasi pesanti nei confronti dei meridionali ("Perché mai dovremmo andare in Campania? A fare i parcheggiatori abusivi?" e poi "I meridionali in molti casi sono inferiori"). Scanzi, il giorno seguente, aveva commentato in una diretta facebook così l'intervento di Feltri: "Questo puoi farlo al settimo bicchiere di vino in osteria, in una bettola, ma non in prima serata". Una scambio, secondo il gip di Milano, che però non ha travalicato i limiti della continenza espressiva, nell'ambito del contesto dialettico dai due "contendenti" creato.

Il quarto episodio e il riferimento all'alcol

L'ultimo episodio riguarda un articolo a firma Andrea Scanzi pubblicato il 10 luglio 2020 sul formato cartaceo de Il Fatto Quotidiano e su ilfattoquotidiano.it, riguardante Matteo Salvini. Scanzi scriveva: "Se invece il Salvini carambolerà dalle parti di persone vieppiù esecrabili come Berlinguer, Floris, Formigli o Gruber, raccatterà puntualmente delle figure da pinolo al cui confronto Vittorio Feltri parrà astemio". Solo un breve passaggio su Feltri, che così il giudice ha considerato: "Un accostamento paradossale e suggestivo, che, per quanto acre e ecorrosivo ed espresso con forme assolutamente grossolane, si inserisce sempre coerentemente nel contesto dialettico di cui sopra".

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