"Quattro mesi d'inferno ma sono vivo". L'incidente, la riabilitazione e poi l'incontro con chi lo ha salvato. La storia di Claudio

Uno schianto improvviso, la paura di non farcela e poi il buio. Di colpo però ecco che una voce si fa strada. Prima lontana, poi sempre più vicina e forte. Le mani, le braccia, un volto e quelle parole che arrivano in faccia...

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Uno schianto improvviso, la paura di non farcela e poi il buio.
Di colpo però ecco che una voce si fa strada. Prima lontana, poi sempre più vicina e forte. Le mani, le braccia, un volto e quelle parole che arrivano in faccia come un punto e che dicono di non mollare e che tutto andrà bene.


Claudio ha 29 anni e lo scorso 10 aprile rimase coinvolto in un'incidente terribile lungo la A1. Pochi chilometri prima del casello Valdarno si schiantò contro un'autocisterna finendo sotto al mezzo pensate incastrato nelle lamiere del furgoncino che stava guidando.
A liberarlo da quell'incubo furono i vigili del fuoco di Montevarchi e di Arezzo che lo estrassero dall'abitacolo per affidarlo alle cure del 118.

L'immagine dell'incidente


Oggi, a distanza di quattro mesi da quel terribile episodio il giovane, residente nella provincia di Prato, è in buona salute ed è guarito completamente dalle ferite.



"Sono rinato e nuovo - racconta - Unica eccezione è il polso dove i medici rimetteranno le mani, ma una cosa da poco. Mi sono ripreso quasi perfettamente dopo tre settimane di coma trascorse all'ospedale Cto a Firenze dove sono arrivato subito dopo l'incidente. Nello schianto avevo riportato un trauma cranico con diversi ematomi, frattura della clavicola sinistra, frattura della scapola sinistra, frattura dell'avambraccio sinistro (a detta dei pompieri quella sera quando mi tolsero dal furgone il braccio aveva la stessa consistenza di una manica). Fui sottoposto a diverse ore di intervento, mi ricomposero tutti i pezzetti del braccio, con 3 barre in titanio e viti. Adesso lo uso benissimo e posso solo migliorare. All'inizio la prognosi parziale che mi era stata fatta era amputazione della mano, quindi posso dire che è andata benissimo".




Di quello schianto Claudio non ricorda fortunatamente niente.
"Le uniche immagini che ho - spiega - è che c'era già fila perché c'era stato un altro incidente. Non ero al telefono, di questo sono certo, e come hanno specificato anche le analisi che ho fatto subito dopo i fatti non ero positivo né ad alcol né a droghe. La patente infatti ancora ce l'ho e ringrazio il cielo di non aver fatto male a nessuno in quello schianto. A causare l'incidente non so, può essere stata la distrazione come un colpo di sonno. Io non ricordo molto".








Subito dopo l'accaduto il 29enne venne contattato via social da alcuni vigili del fuoco che lo avevano soccorso tirandolo fuori da quell'inferno. Tutti volevano sapere come stava e se era riuscito a recuperare dopo l'accaduto.

"I loro messaggi li lessi quando ero all'ospedale don Gnocchi a Scandicci a fare logopedia e riabilitazione - racconta ancora Claudio - Quando li vidi mi misi quasi a piangere. Bellissimi. Immensa è la mia gratitudine per queste persone".


E dopo i contatti via chat ecco che Claudio ha scelto di conoscere di persona gli uomini che lo hanno salvato e soccorso per primi quel maledetto 10 aprile.
Lo scorso 23 agosto, alla vigilia del suo compleanno, è salito di nuovo in auto ed ha percorso l'A1 in direzione sud. Al casello di Valdarno è uscito ed è andato verso Montevarchi alla caserma dei vigili del fuoco.

"Sono stato a trovare i pompieri che intervennero per primi - racconta ancora - Ormai l'incidente è solo un brutto ricordo. E andare a pranzo con chi mi ha salvato la vita è stato bellissimo.Mi hanno fatto dei regali e mercoledì abbiamo trascorso qualche ora insieme. Nel momento più brutto della mia vita sono stato circondato solo dalle persone migliori. Sono un miracolato".















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