Psicologa in classe, incombe la prescrizione: istanza per anticipare un eventuale processo

Ancora un colpo di scena nella vicenda giudiziaria che ha coinvolto il preside del Convitto Nazionale Luciano Tagliaferri, l'ex preside, un insegnante, un educatore della struttura e una psicologa. Oggi infatti era attesa la decisione del Gup sul...

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Ancora un colpo di scena nella vicenda giudiziaria che ha coinvolto il preside del Convitto Nazionale Luciano Tagliaferri, l'ex preside, un insegnante, un educatore della struttura e una psicologa. Oggi infatti era attesa la decisione del Gup sul rinvio a giudizio. Ma oggi il giudice Borraccia ha deciso di fissare una udienza "di appoggio", il 1 di marzo, durante la quale potrebbe essere fissato l'inizio del procedimento di primo grado. Perché? Perché nella prima data disponibile per l'eventuale avvio del procedimento, alcuni dei reati contestati andrebbero già in prescrizione. Una situazione decisamente insolita che si è venuta a creare quando è apparso chiaro che fino al marzo del 2019, ovvero tra poco più di un anno, il sistema telematico non prevedeva la possibilità di celebrare udienze. La prescrizione però incombe: per i primi reati decorrerà già a ottobre. Così il pm Claudiani, che sostiene l'accusa, ha chiesto di poter anticipare la data prima possibile. Il verbale dell'udienza odierna sarà quindi presentato con una istanza al procuratore capo Roberto Rossi e alla presidente del Tribunale di Arezzo Clelia Galantino, affinché ci sia una deroga e venga fissata urgentemente una data alternativa.

Ci sarà dunque da attendere ancora fino al 1 di marzo per conoscere la decisione finale del Gup.

Gli imputati sono accusati di falso ideologico e violenza privata. L’episodio è quello ormai più volte dibattuto e arrivato fino in Cassazione che riguarda l’attività di una psicologa, all’interno di una classe, senza che gli scolaretti e parte dei genitori ne venissero informati.

La vicenda

La storia risale all’anno scolastico 2010/2011. La specialista fu presente in una seconda classe. Bambini vivaci, vivacissimi, tanto che prima della fine dell’anno scolastico la scuola decise di far intervenire la psicologa, presentata ai piccoli però come una nuova insegnante. La dottoressa fece il suo lavoro e al termine stilò una relazione da consegnare all’istituto. Qualche mese dopo una famiglia venne a sapere dell’accaduto e richiese di una copia della relazione al neo preside Tagliaferri. Quest’ultimo al momento dei fatti non era ancora dirigente scolastico e affermò di non saperne nulla. La famiglia però riuscì comunque a venire in possesso di una copia e, assistita dall’avvocato Roberto Alboni, denunciò il rettore in carica.

Iniziò così una lunghissima vicenda processuale che si divise in due filoni. Il primo, con il quale si contestava il reato di “rifiuto di atti d’ufficio”, si è concluso a giugno con l’assoluzione in appello di Tagliaferri, assistito dall'avvocato Corrado Brilli.

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L’altro filone sembrava chiuso con la richiesta di archiviazione da parte della pm Anna Maria Loprete accolta dal Gip. Ma l’avvocato Alboni ha presentato ricorso in Cassazione e a questo punto c’è stato un nuovo ribaltamento di fronte con l’annullamento della sentenza del Gip. Oggi un nuovo capitolo di questa ingarbugliata vicenda giudiziaria, che ormai a oltre 7 anni dagli eventi, rischia di fatto la prescrizione prima che sia concluso il processo di primo grado.

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