Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

La Provincia di Arezzo in zona rossa: chiusi asili e scuole dell'infanzia, nessuna deroga dal ministero

Il governatore della Toscana Eugenio Giani annuncia che il ministero della sanità non ha concesso deroghe per le attività dei servizi educativi dell’infanzia

Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha firmato le ordinanze per contrastare la diffusione del virus e delle varianti disponendo le misure della zona rossa nelle province e nei comuni con numeri di contagio superiori a 250 ogni 100mila abitanti negli ultimi sette giorni. È stata confermata la chiusura degli asili nido e delle scuole dell'infanzia perché "il ministro della sanità non ha concesso deroghe per le aperture", spiega Giani durante la conferenza stampa riguardante gli ultimi aggiornamenti sull'emergenza sanitaria. Proseguiranno invece, esclusivamente a distanza, le attività didattiche delle scuole di ogni ordine e grado.

La zona rossa scatterà da lunedì 15 marzo in tre province toscane e in dieci comuni della regione. Mentre in cinque comuni, nonostante la zona arancione, verranno sospese tutte le attività didattiche in presenza.

Le province toscane in zona rossa

Provincia di Arezzo
Provincia di Prato
Provincia di Pistoia 

I comuni in zona rossa

Firenzuola (FI)
Fucecchio (FI)
Montopoli (PI)
San Miniato (PI)
Castelfranco di Sotto (PI)
Santa Croce sull’Arno (PI)
Castellina Marittima (PI)
Santa Luce (PI)
Viareggio (LU)
Scarlino (GR)

Sono sospese le attività dei servizi educativi dell’infanzia e le attività delle scuole di ogni ordine e grado si svolgono esclusivamente a distanza anche nei seguenti comuni in zona arancione:

Barberino Tavarnelle (FI)
Marradi (FI)
Reggello (FI)
Siena (SI)
Castelnuovo Berardenga (SI)

La nota della Regione Toscana

Nella Toscana che rimane arancione, circondata da regioni con situazioni di ancora maggior rischio quanto ai contagi da Covid-19, sono 73 i comuni colorati comunque di rosso. Alcuni già lo erano, altri (in parte già annunciati) lo diventeranno da lunedì 15 marzo: per almeno una settimana, fino al 21 marzo. Sono concentrati in tre province – Pistoia, Arezzo e Prato – ma non solo in quelle. Inoltre in altri cinque territori comunali, pur rimanendo arancioni, saranno chiuse le scuole.

Il presidente della Toscana Eugenio Giani spiega nel corso di una conferenza stampa, subito dopo aver firmato le ordinanze, i dettagli dei provvedimenti assunti: tra automatismi previsti dal Dpcm e ultimo decreto legge Draghi e scelta discrezionali assunte in accordo con i sindaci.

Erano 81 i comuni sotto osservazione nelle riunioni che ieri, come tutti i venerdì, sono andate avanti per l’intero giorno e parte della sera, in presenza e da remoto. Alla fine la scelta è stata quella di confermare per un’altra settimana zona rossa la provincia di Pistoia (venti comuni). Rosse diventano anche le province di Prato (sette comuni) e Arezzo (36 comuni). Non poteva che essere così. Le disposizioni nazionali prevedono che accada in automatico quando, in un ambito provinciale, l’oramai famoso indice di contagio settimanale superi i 250 nuovi casi per centomila abitanti. Impossibile qualsiasi deroga, neppure per tenere aperte le scuole per l’infanzia.

Ai 63 comuni delle tre province, confermati o finiti in zona rossa, se ne aggiungono però altri dieci, tra conferme e nuovi ingressi: Viareggio in provincia di Lucca e Castellina Marittima in provincia di Pisa, Santa Luce ancora sulle colline pisane, Scarlino in provincia di Grosseto e Firenzuola nell’alto Mugello fiorentino. E poi ancora quasi l’intero comprensorio del cuoio: Fucecchio nel fiorentino e San Miniato, Montopoli, Santa Croce sull’Arno e Castelfranco di sotto nel pisano (unico a rimane fuori da qualsiasi provvedimento Santa Maria a Monte, che gravita in gran parte su Pontedera).

Si tratta di interventi mirati, presi in accordo con i sindaci: “chirurgici”, come spiega il presidente Giani, “che le nuove norme nazionali offrono come possibilità ai presidenti di Regione ma che in Toscana stiamo in verità assumendo da tre settimane”. Prima, ricorda, è stata ad esempio la volta di Chiusi e di San Sepolcro, argine alla varianti in arrivo dall’Umbria: poi la settimana dopo, tra i maggiori provvedimenti, Siena e Pistoia, Cecina anche. “Ed è stata una strategia – commenta ancora Giani - che ha funzionato ed ha pagato, come ha dato atto lo stesso ministro Speranza con cui mi sono sentito ieri”. Tant’è che in alcuni di questi territori i contagi sono già tornati sotto soglia e non sono più rossi.

Ci sono poi i comuni che rimangono arancioni ma dove si è deciso per la chiusura delle scuole, perché i focolai individuati riguardavano proprio gli studenti o la diffusione delle nuove varianti: Siena e il contiguo Castelnuovo Berardenga, Marradi al confine con la Romagna, Reggello nel Valdarno e Tavarnelle Barberino Val d’Elsa. Naturalmente chi, pur residente, va a scuola in altri comuni potrà continuare a farlo.

I comuni ieri sotto osservazione, dove l’indice di contagio ha superato i 250 casi per centomila abitanti, erano qualcuno in più. “Assieme ai sindaci e analizzando i dati – racconta ancora Giani - abbiamo deciso però di non assumere provvedimenti ulteriormente restrittivi, perché magari, su popolazioni di poche migliaia di abitanti (dove bastano pochi contagi per finire sopra soglia ndr),i casi erano concentrati su un numero limitato di nuclei familiari già tutti isolati o sotto sorveglianza oppure perché l’indice risultava falsato da altri fattori”. E’ il caso di Volterra, ad esempio, per la presenza del carcere dove più di cinquanta sono stati i positivio, oppure di Figline Incisa, di Radda e di Gaiole in Chianti. “In ogni caso – precisa ancora Giani - i sindaci faranno ordinanze mirate per ridurre il rischio di assembramenti”. E quei comuni rimarranno comunque sotto osservazi one.

Il presidente della Toscana annuncia che gli uffici regionali sono di nuovo al lavoro per riproporre l’ordinanza, sospesa dal Tar, che vietava lo spostamento nelle seconde case da fuori regione.

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