Fredy, l'allarme disattivato e nuovi accertamenti sull'arma: i dubbi del giudice che proroga le indagini

Il gip ha mostrato alcune perplessità e chiesto nuovi approfondimenti. Almeno 5 gli aspetti sui quali Lombardo ritiene opportuni ulteriori accertamenti: tra questi c'è la disattivazione dell'allarme dell'officina eseguita da Pacini subito dopo l'irruzione

Altri sei mesi di indagini: la richiesta del pm Andrea Claudiani non è stata accolta. Il gip Fabio Lombardo ha deciso, con una ordinanza emessa nella giornata di ieri, di prorogare le indagini sul caso che ha scosso l'Italia quasi due anni fa: quello di Fredy Pacini. Il gommista di Monte San Savino, che per proteggere la propria officina dai furti dormiva in un soppalco rivacavato all'interno del capannone, la notte del 28 novembre 2018 sparò cinque colpi nel buio e uccise un ladro, il 29enne moldavo Vitalie Mircea.

Da allora numerose perizie sono state eseguite e Pacini in un lungo interrogatorio di fronte al magistrato ricostruì minuto per minuto quella la drammatica notte. Lo stesso pm Claudiani, lo scorso 15 maggio, chiese di non procedere ritenendo che l'uomo avesse agito per tutelare la propria incolumità e che pertanto non fosse perseguibile. Una ricostruzione alla quale si è opposto l'avvocato della sorella della vittima, Alessandro Cristofori, secondo il quale la reazione di Pacini sarebbe stata spropositata rispetto alla "reale minaccia".

Il gip ha mostrato alcune perplessità e chiesto nuovi approfondimenti. Almeno cinque gli aspetti sui quali Lombardo ritiene opportuni ulteriori accertamenti: tra questi c'è la disattivazione dell'allarme dell'officina eseguita da Pacini subito dopo l'irruzione, l'eventuale presenza di una porta blindata all'ingresso del soppalco che potesse proteggere il gommista, il possibile uso della luce laser presente sull'arma. Infine il dubbio sulle condizioni del moldavo: il ladro avrebbe potuto correre per 40 metri dopo essere stato ferito o qualche complice lo ha portato fuori dall'edificio di peso?

Allarme disattivato da Pacini

Pacini lo aveva raccontato spontaneamente: nel momento in cui aveva sentito il botto del vetro infranto a picconate, aveva staccato l'allarme. Una situazione che si sarebbe già verificata in passato: solo pochi mesi prima (nel marzo del 2018) il gommista subì un'altra intrusione, subito staccò l'impianto di sicurezza e intimò ai ladri di andarsene avvisandoli di essere armato. L'allarme - come ha spiegato in aula l'avvocato Alessandra Cheli - non era collegato agli infissi ma sarebbe scattato solo se i ladri avessero iniziato a muoversi all'interno dell'officina, doveva fungere da deterrente. Quella notte di novembre però, secondo la difesa, non sarebbe servito perché Fredy  prima che l'allarme scattasse si trovava già faccia a faccia con i malviventi. Pensò così di spegnerlo - in modo che la figlia a casa non si svegliasse impaurita dalla chiamata automatica - e di avvisare della propria presenza, come aveva fatto a marzo. "Ma questa volta i ladri non si sono spaventati, hanno continuato ad avanzare - sostiene la difesa - e Fredy si è sentito in pericolo di vita". 

Il giudice però "ritiene necessario che si accerti: dopo quanto tempo verosimilmente le forze dell'ordine sarebbero arrivate al capannone, se l'allarme non fosse stato disattivato e la telefonata, quindi, fosse partita immediatamente  e ancora "se le forze dell'ordine potessero rendersi conto o meno della materiale attivazione o disattivazione dell'impianto".

Gli altri dubbi del giudice

La delibera va oltre. Il gip prorogando le indagini chiede di chiarire se il ladro "dopo aver riportato la frattura dell'acetabolo e della testa del femore di sinistra e quella del femore distale della gamba destra - fosse materialmente in grado di uscire con un balzo dal capannone o, viceversa, se, in considerazione delle fratture, lo stesso, per uscire dalla porta finestra dell'officina, avesse necessità di farsi aiutare dai propri complici".

E infine viene chiesto un ulteriore approfondimento tecnico su "quali funzioni e caratteristiche avessero il puntatore laser e la torcia in dotazione con la pistola utilizzata dal Pacini". La consulenza balistica ha accertato fosse tutto funzionate, adesso però il giudice vorrebbe capire "se, ed eventualmente come, gli stessi potessero essere disattivati".

Fredy e la notizia della mancata archiviazione

La mancata archiviazione ha portato un'ondata di commenti. Lo stesso Fredy si è detto dispiaciuto, ma sembra non essersi perso d'animo. 

"Pacini ha accolto la notizia della mancata archiviazione con dispiacere - ha spiegato la legale - perché sperava che l'intera vicenda si potesse concludere. Allo stesso tempo però è sereno: ha subito spiegato che ulteriori indagini potranno confermare nuovamente il suo racconto. E' fiducioso"

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