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Rossi resta procuratore capo: la sentenza del Csm

La sentenza di oggi nega il nesso con la politica sostenuto dall'accusa, analizzando i tempi di accettazione dell'incarico e l'inizio delle indagini: ovvero dicembre 2015 nel primo caso, febbraio 2016 nel secondo

Il Consiglio superiore della Magistratura ha accolto il ricorso e Roberto Rossi resta procuratore capo. La sentenza, 19 dettagliatissime pagine, è stata pubblicata questa mattina. La battaglia del pm dunque si è conclusa con una vittoria. 

Il caso

L'imputazioni rivolte a Rossi da parte del Csm riguardavano le indagini sulla vicenda del crac di Banca Etruria e relativi accertamenti sulla posizione di Pierluigi Boschi. Al pm è stato contestato di aver dato avvio agli approfondimento mentre ricopriva l'incarico di consulente del dipartimento affari legislativi di Palazzo Chigi durante il governo Renzi dove tra i ministri in carica figurava anche Maria Elena Boschi, figlia di uno degli indagati.

La sentenza

La sentenza di oggi nega il nesso con la politica sostenuto dall'accusa, analizzando i tempi di accettazione dell'incarico e l'inizio delle indagini: ovvero dicembre 2015 nel primo caso, febbraio 2016 nel secondo.

Allo stesso tempo la sentenza afferma che il "diniego di concerto" dell'allora ministro della Giustizia Bonafede,  ovvero il parere negativo alla riconferma, era illegittimo, in quanto faceva riferimento non alle attitudini attinenti alle capacità organizzative, a quelle relative al profilo dirigenziale (aveva parlato di "mancanza di credibilità, autorevolezza e indipendenza). Il Csm ha valutato che in quel caso il ministro aveva valutato quanto invece spettava al consiglio superiore della magistratura. "In altri termini - si legge nella sentenza - il Ministro della Giustizia non ha un generale potere di sindacato intrinseco né di riesame sul contenuto degli apprezzamenti e delle scelte discrezionali del Csm".

Era l'ottobre del 2019 quando il Csm annullò il suo incarico. Subito Rossi fece ricorso: il provvedimento fu sospeso e ci fu un reintegro provvisorio in attesa della sentenza. Il tar invece non lo aveva accolto. Oggi la parola fine alla vicenda,

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