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Un post Facebook e la querela del comandante Cecchini. Cittadino di Saione a processo per diffamazione

Gli amici di Paolo Giusti hanno organizzato un flash mob 'statico' di solidarietà alle 12,30 al Tribunale nel rispetto delle normative anti-covid

Un cittadino di Saione è stato querelato dall'allora capo della polizia municipale Cino Augusto Cecchini per diffamazione aggravata nei confronti del corpo che guidava e oggi sarà a processo al tribunale di Arezzo di fronte al giudice Mantellassi.

La storia è quella di Paolo Giusti ex membro del nuovo Comitato di Saione e adesso partecipante alle attività del comitato Duomo Vecchio. Abita appunto nel quartiere e una frase pubblicata su Facebook dopo un periodo di esasperazione in seguito a fatti di microcriminalità subiti ha provocato la denuncia.

"Io in sostanza ho chiesto aiuto alla Polizia Locale e al Sindaco e loro mi hanno denunciato" dichiara in merito lo stesso Giusti che è difeso dall'avvocato aretino Roberta Blasi tra l'altro impegnata in prima persona, come residente del quartiere, nel rivendicare sicurezza e per la difficile situazione di Saione. Il post in questione che fece decidere per la querela da parte del comandante Cecchini era stato scritto da Giusti il 23 agosto del 2017 dopo che la municipale non era intervenuta a Saione in seguito a una sua telefonata. Giusti nel suo profilo social accusava di questa mancanza la Pm. 

"Andiamo incontro a un processo kafkiano - dichiara in merito la legale Blasi - se quella scritta dal mio assistito è diffamazione aggravata, io credo invece che non ci sia la lesione dell’onore del corpo dei vigili urbani. C'è di contro la libertà di espressione che è costituzionalmente garantita e che è intesa anche come diritto di critica. Quel messaggio non offende, soprattutto tenendo conto che è stato scritto dopo che la municipale non aveva dato la motivazione per cui non fossero venuti sul luogo, secondo la telefonata di Giusti."

Nel processo, che prenderà avvio con l'udienza di oggi alle 13, sarà ripercorso anche il contesto socio urbano nel quale è maturato il commento Facebook di Giusti e anche la condizione quotidiana del 44enne che viveva con la compagna sopra a un negozio di Saione intorno al quale sono accaduti diversi episodi.

"Non ce la facevo più ad assistere a comportamenti illegali e violenti tutti legati al mondo dello spaccio, della prostituzione, come anche della mancanza delle più semplici regole della convivenza civile; non avevo mai vissuto niente di simile nelle altre vie abitate in città. In me la preoccupazione salì quando mi accorsi che la mia compagna, al rientrare la sera a casa, era stata vittima di avance insistenti da parte di uomini che si fermavano tutte le sere a sedere sul portone di casa in evidenti stati di ebrezza. Inoltre fummo costretti a mettere delle grate nella fioriera del nostro portone per impedire agli spacciatori di sotterrarci le dosi. Spesso di notte quando il negozio aveva la serranda abbassata venivamo svegliati a causa di forti litigi che avvenivano all’interno del negozio che si trova proprio sotto la camera da letto e in più di un’occasione trovammo macchie di sangue difronte all’entrata di casa a seguito di colluttazioni" racconta Giusti di quel periodo.

Un flash mob 'statico', nel rispetto delle normative anti-Covid è stato organizzato proprio per questa mattina alle 12,30 dagli amici di Giusti che hanno lanciato l'hastag #iostoconpaolo in segno di solidarietà e vicinanza per il commerciante aretino.

Non è il primo caso in cui alcuni post di critica pubblicati sui social hanno portato in tribunale utenti e la polizia municipale. Nei casi precedenti, fonti interne fanno sapere, che gli imputati hanno patteggiato e versato piccole cifre a titolo di risarcimento del danno che sono state donate al Calcit di Arezzo.

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