Botte nella residenza degli anziani, sentenza a dicembre. "Condannate a due anni gli operatori"

La vicenda venne alla luce nell'aprile del 2018 quando, in seguito ad una meticolosa indagine dei Carabinieri, sei operatori sanitari che lavoravano nella Rsa di Castel San Niccolò furono denunciati per maltrattamenti

Due anni ciascuno. E' la richiesta di condanna avanzata dall'accusa, sostenuta oggi in aula dalla pm della Procura di Arezzo Julia Maggiore (anche se il titolare dell'inchiesta è Marco Dioni) , nei confronti di tre operatori di una residenza per anziani casentinese in cui sarebbero avvenuti maltrattamenti.

Stamani in tribunale ad Arezzo, di fronte al giudice Fabio Lombardo, si è tenuta sia un'udienza relativa alle operatrici che avevano optato per il patteggiamento - difese rispettivamente da Saverio Agostini, Antonella Mazzi e Michela Ceccherini -, sia per coloro che avevano scelto il rito abbreviato, tre persone i cui legali sono Mauro Messeri, Fabio Vezzosi e Luciano Spigliantini. La richiesta di patteggiamento, già avanzata, è di due anni.

Per gli imputati del rito abbreviato la richiesta di condanna della procura è di due anni a testa. Dopo l'affondo dell'accusa, è stata la volta delle parti civili e delle difese, che chiedono l'assoluzione per i tre imputati. L'udienza è stata rinviata al 13 dicembre. In questa data è possibile che arrivi la sentenza.

La vicenda Rsa degli orrori

La vicenda venne alla luce nell'aprile del 2018 quando, in seguito ad una meticolosa indagine dei Carabinieri, sei operatori sanitari che lavoravano nella Rsa di Castel San Niccolò furono denunciati per maltrattamenti nei confronti degli ospiti della residenza. Le sei persone  furono incastrate dalle immagini registrate da telecamere nascoste. Botte, percosse, offese, umiliazioni: immagini terribili 

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"Mia nonna, quei lividi e le nostre paure"

Nell'udienza di luglio scorso erano state accolte le richieste di costituzione di parte civile presentate dall'Unione dei Comuni Montani del Casentino (rappresentata dall'avvocato Mazzeschi), della Comars,  il consorzio di cooperative che aveva in appalto i lavori e che aveva a sua volta dato l'incarico alla cooperativa Cooplar. La Cooplar, rappresentata dal legale Osvaldo Fratini, è entrata nel procedimento in qualità di responsabile civile.

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