rotate-mobile
Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca Pescaiola / Via Luigi Cittadini

"Incastrato da un cappellino", a processo per il rogo alla palazzina del Calcit. D'Urso: "Angiografo ricomprato"

Va avanti il procedimento nei confronti di un 40enne senza fissa dimora che sarebbe stato immortalato dalle telecamere nei minuti precedenti al rogo

Un cappellino  indossato al contrario avrebbe incastrato il presunto autore dell'incendio alla palazzina del Calcit di Arezzo che ospitava l'Hospice.  Gli inquirenti danno dato un nome all'uomo, volto noto alle forze dell'ordine aretine, grazie anche a questo dettaglio immortalato dalle telecamere di videosorveglianza della Asl. Un cappellino che il 40enne  avrebbe indossato anche 6 giorni dopo l'episodio e con il quale gli agenti della squadra mobile lo hanno fotografato nel centro della città. E' quanto emerso questa mattina al tribunale di Arezzo, di fronte al giudice monocratico Giampiero Margheri che ha celebrato la prima udienza del procedimento, nella quale sono stati ascoltati i testimoni della pubblica accusa, sostenuta dalla pm Michela Rossi. Tra loro anche il direttore generale della Asl Toscana sud est Antonio D'Urso: fu proprio un suo esposto, elaborato dopo un sopralluogo e un approfondimento tecnico eseguito dal dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria, a far partire le indagini. D'Urso, come ha ricordato in aula, giunse sul posto quando i vigili del fuoco avevano già domato le fiamme. Di fronte a lui il desolante scenario del reparto distrutto dal rogo. Le fiamme avvolsero la sala di emodinamica, che si trovava nel seminterrato, e distrussero l'angiografo, preziosissimo macchinario donato dal Calcit. 

Ma cosa accadde quella sera? A ricostruirlo sono stati gli agenti della Polizia incalzati dalle domande della pm. La relazione dei vigili del fuoco, hanno spiegato gli agenti, chiarì che c'era stata un'effrazione: i vetri di una finestra furono trovati sul pavimento all'interno della sala e a ridosso dei frammenti furono trovati i resti dell'innesco. Il resto della vicenda sarebbe emerso grazie ad una telecamera di sorveglianza che punta sulle scale che conducono all'ingresso della struttura. "L'uomo - hanno spiegato gli agenti in aula - è stato riconosciuto per la sua andatura, per gli abiti indossati (giubbotto di jeans con colletto bianco, pantaloni aderenti e scarponcini marroni) e soprattutto per il cappellino che aveva in testa. Era indossato al contrario, con la tesa appoggiata sul collo. Pur non vedendo chiaramente i lineamenti, abbiamo capito che si trattava di una persona a noi nota". 

In 11 minuti di videoregistrazione (che verrà visionata nella prossima udienza), il 40enne sarebbe comparso più volte sul posto: la tesi degli inquirenti è che abbia appiccato il fuoco e sia rimasto in attesa, per vedere divampare le fiamme. Proprio come sarebbe accaduto un mese prima quando sempre all'interno del Pionta un'auto fu incendiata e l'autore sarebbe rimasto in attesa per vedere il rogo. In quegli 11 minuti, tra le 20,20 e le 20,31 del 16 aprile 2020, nessun altro è passato nella zona: Arezzo e l'Italia erano in lockdown e pochissime persone erano in giro. 

L'incendio alla palazzina del Calcit risale al 16 aprile. Il 22 aprile gli inquirenti esaminarono i filmati ricevuti dalla Asl e il giorno stesso identificarono l'uomo. Come? Andando in centro e fotografandolo: secondo gli inquirenti indossava ancora gli stessi indumenti, compreso il cappellino.

Opposta la tesi della difesa: "L'imputato si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato", sostiene l'avvocato Fabrizio Betti del foro di Siena. Il 40enne, in pieno lockdown, era alla ricerca di un luogo dove dormire: nel sottoscala della palazzina avrebbe trovato un rifugio dove sistemare il suo giaciglio. 

Da allora sono trascorsi quasi due anni e mentre il processo prosegue per la sua strada, per gli aretini è arrivata una buona notizia. Ad annunciarla questa mattina è stato proprio il direttore generale Antonio D'Urso durante la presentazione della Cittadella della salute. "L'angiografo andato perso nel rogo - ha spiegato - è stato riacquistato dalla Asl. Presto gli aretini potranno tornare ad usufruire di questo strumento importante. Al momento non è stato ancora installato, ne stiamo attendendo l'arrivo: purtroppo le pratiche assicurative e burocratiche, non attribuibili alla Asl, hanno rallentato la procedura. Ma presto sarà in funzione". 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Incastrato da un cappellino", a processo per il rogo alla palazzina del Calcit. D'Urso: "Angiografo ricomprato"

ArezzoNotizie è in caricamento