Giovedì, 18 Luglio 2024
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Processo Coingas, dai dubbi sulla fattura con rimborsi per ristoranti "di livello" alla nomina di Macrì a Estra

Ascoltato in aula il commissario capo della Digos che ha parlato dei contenuti delle intercettazioni grazie ai quali gli inquirenti hanno formulato le accuse

I dialoghi carpiti dalle intercettazioni telefoniche dei protagonisti della vicenda Coingas sono stati sviscerati questa mattina nell'udienza che si è celebrata presso il tribunale di Arezzo. Le fatture, i conti che non tornavano, le perplessità e anche le arrabbiature: il dietro le quinte delle consulenze d'oro è "andato in scena" di fronte al collegio presieduto dal giudice Ada Grignani.

Dopo la lunga audizione della scorsa settimana della ex dirigente della Digos Claudia Famà, è stato chiamato a deporre il secondo teste della Procura, il commissario capo Luca Banchetti. 

Le centinaia di pagine di trascrizione dei dialoghi intercorsi tra gli imputati sono state ripercorse nella lunga deposizione. Banchetti è stato incalzato dal Procuratore Roberto Rossi, affiancato dalla pm Chiara Pistolesi, a entrare nel merito delle consulenze partendo dalle perplessità avanzate dai sindaci revisori sugli incarichi affidati all'avvocato Pier Ettore Olivetti Rason e al commercialista Marco Cocci. Intercettazioni che hanno messo in luce l'intero sistema di queste consulenze, che secondo l'accusa sarebbe stato del tutto fuori dalle righe e manovrato da una sorta di cabina di regia tra le stanze di palazzo comunale  ma anche gli ostacoli che alcuni dei protagonisti hanno cercato di porre. Insomma, in quei mesi in cui si sono svolte le indagini, sono stati registrati anche momenti di tensione, questioni dette e non dette, espressioni di stizza. 

Balzano all'orecchio le varie conversazioni in merito ad una relazione per il collegio sindacale in cui erano state elencate 31 attività svolte da Rason che sarebbero dovute risultare già fatturate. In realtà però i documenti fiscali presentati sarebbero stati solo relativi a tre di queste attività e le altre erano accompagnate da una dicitura che faceva intendere che fossero da fatturare. Una frase che sarebbe andata di traverso a Scortecci, e che è stata anche al centro di un conversazione tra Merelli e lo stesso avvocato fiorentino che perorava la propria causa. Proprio su questo episodio sono emersi i dubbi dell'avvocato del Comune Stefano Pasquini, che in una intercettazione chiedeva chiaramente: "E se ci mandano altre notule?".  

Il commissario capo della Digos ha riportato anche un altro episodio relativo alla società di revisione e legato ad anomalie con le fatture. "Rason - ha spiegato Banchetti - secondo quanto emerso dalle intercettazioni,  avrebbe dovuto trasmettere l'elenco delle fatture del 2018: in totale dovevano essere 3. In realtà ne mandò una  quarta, una bozza di notula per il comitato tecnico del valore di 50 mila euro. Conteneva anche il rimborso spese per ristoranti di un certo livello". Tale fattura avrebbe rappresentato un problema, e così è partito un nuovo giro di chiamate, che hanno coinvolto Scortecci, Merelli, lo stesso Rason e Mara Cacioli (ex dipendente Coingas), in cui emergeva chiaramente la richiesta di lasciare quella fattura in stand by. 

Poi il capitolo della nomina di Macrì. Il commissario capo ha ripercorso il tragitto che portò alla scelta del nome del leader di Fratelli d'Italia, che all'epoca era consigliere comunale. Una figura la sua che era stata definita come "troppo ingombrante" In aula sono state ripetute le parole pronunciate da Staderini e Ghinelli, registrate in un file audio dell'ex presidente di Coingas. “Ragioniamo per eccessi, ci rompe più i coglioni in giunta o ci rompe più i coglioni in Estra?" Dice il primo, e il secondo risponde: "ma in giunta, per forza.” 

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