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Processo Coingas: "Così la partecipata si doveva fondere con Aisa". Quella collaborazione con Rason bocciata dal cda

Va avanti il procedimento per il caso che ha scosso Arezzo, oggi in aula l'amministratore che ha preceduto Staderini e due membri del Cda del 2016

Coingas era ormai una scatola vuota e si poneva il problema di cosa fare della partecipata. Per questo uno dei compiti di Filippo Ceccherelli, amministratore fino al 25 luglio 2016, fu quello di trovare una soluzione: quella di una fusione con Aisa. E' quanto emerso questa mattina nell'aula del tribunale di Arezzo dove di fronte al collegio presieduto dal giudice Ada Grignani si è svolta una nuova udienza del processo che ha fatto tremare Arezzo. 

Sul banco degli imputati ci sono unidici persone: tra loro anche il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, l'assessore Alberto Merelli e il presidente di Estra Francesco Macrí.

L'inchiesta, partita dalla segnalazione del collegio dei sindaci revisori su "consulenze d'oro" che Coingas aveva stipulato con lo studio legale fiorentino Olivetti Rason e con il commercialista Marco Cocci, si è poi ramificata e ha dato origine ad altri due filoni d'indagine. Uno riguarda la nomina di Francesco Macrì alla presidenza di Estra e l'altro è legato ai retroscena del conferimento della nomina di Luca Amendola alla presidenza di Arezzo Multiservizi e vede anche l'entrata in scena del consigliere comunale Roberto Bardelli e il presidente di Arezzo Casa Lorenzo Roggi. 

Oggi in aula sono stati ascoltati altri testi della pubblica accusa. Si tratta dell'ex amministratore delegato Ceccherelli e dei due membri del cda degli anni 2015/2016 (quando cioè Staderini era presidente) Carla Gigli e Rosanna Fucini. 

Il destino di Coingas e la nomina di Macrì

Con la sua testimonianza Ceccherelli ha ripercorso il periodo antecedente alle nomine sia di Staderini a Coingas sia a quella di Macrì alla presidenza di Estra. Incalzato dal procuratore Roberto Rossi, ha raccontato come il futuro di Coingas fosse stato pensato all'interno di Aisa: "Alla luce di quanto previsto dalla legge Madia, una delle ipotesi per il futuro di questa partecipata, che di fatto non aveva più dipendenti e non gestiva più le erogazioni di gas da almeno tre anni, era quella di una fusione per incorporazione tramite conferimento delle azioni con un'altra società. Questo soggetto a cui sarebbero state conferite le quote era Aisa Impianti". Una fusione che però non avvenne. Nel frattempo, prima di lasciare l'incarico nel luglio del 2016, a Ceccherelli fu comunicato da Ghinelli e Merelli il nome del nuovo amministratore di Estra: "Era Macrì e io sollevai perplessità sulla fattibilità giuridica, in quanto Macrì era consigliere comunale". Il resto della storia è nota: il 1 settembre di quell'anno Macrì si dimise dal consiglio comunale e 12 giorni dopo assunse la presidenza ad Estra. 

Poco dopo le dimissioni di Ceccherelli entrò nel nuovo cda Carla Gigli: ricoprì il suo ruolo dall'agosto del 2016 alla prima settimana del 2017. "Ci furono consegnate una scrivania e un tavolo per lavorare nella stanza di Staderini. Avevamo il supporto di Estra con la quale c'era un contratto si service per le attività di segreteria e protocollo. Non avevamo neanche una stampante. Eravamo lì con il compito di rinnovare i patti parasociali in previsione della quotazione in borsa di Estra. Pertanto era necessario fare un accordo tra i soci di Estra perche quelli esistenti erano scaduti". E' stato allora che avvenne l'incontro con Pier Ettore Rason: era necessario un legale esterno per garantire il corretto svolgimento del lavoro. "Ci fu prospettato una affidamento diretto per un supporto sull'elaborazione dei patti sociali. Poi fu proposta una bozza per una collaborazione di tre anni, con compensi al legale pari a circa 24 mila euro l'anno per una assistenza continua sulla riforma Madia. Ecco questa collaborazione fu rifiutata: noi non saremmo rimasti in carica per tre anni e non ci sembrò opportuno". Era il marzo del 2017 e l'episodio della proposta del contratto da parte di Staderini è stata confermata anche Rossana Fucini, l'altra consigliera di Coingas. Anche lei ha ripercorso quel periodo, caratterizzato dal rapporto stretto tra Coingas ed Estra e dal pressing per elaborare i patti sociali. 

In quel periodo l'ascesa ad Estra di Macrì era già avvenuta, tanto che, come ha riportato una teste: "Nelle assemblee di Coingas Macrì prendeva la parola e riportava ai sindaci quanto deciso ad altri tavoli, ai quali noi non partecipavamo. Staderini era più taciturno, meno comunicativo, restava più in disparte". 

Quello che accadde in seguito è stato riportato nelle udienze precedenti dalla Digos, che ha ripercorso di fronte ai giudici le fasi salienti delle indagini, e quella dei revisori dei conti che hanno spiegato perché arrivarono a segnalare alla Procura le consulenze d'oro.

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