Quattro giorni di telefonate al Cup per prenotare le analisi. La Cisl: "Problema sempre sollevato e mai risolto"

Il servizio di Cup telefonico non riesce a smaltire le telefonate dei cittadini che trovano molte difficoltà e chiedono che si torni al Cup aperto al San Donato. Non sembra su quella linea la Asl Toscana Sud Est. Nel dibattito si inserisce la Cisl che vuole tutelare i circa 100 lavoratori delle cooperative

"Sono 4 giorni che sto provando a chiamare dal telefono fisso e da telefono cellulare per prendere appuntamento tramite Cup per fare delle analisi. Finalmente oggi, alle 12:45, sono riuscita a prendere la linea e dopo 10 minuti di attesa ho potuto parlare con un operatore e ho preso un appuntamento."

Questa è solo una delle tante testimonianze di disagio che gli aretini hannno avuto in questo periodo in cui hanno dovuto prenotare visiste specialiste o analisi attraverso i cuptel, lo strumento che è rimasto attivo, con due numeri di telefono dedicati, nel periodo dell'emergenza sanitaria da coronavirus.

Antonella, la persona che ha fatto questo racconto, mette in evidenza la difficoltà di utilizzare questo mezzo per prenotazioni così importanti: "La cosa assurda è che io ci sono riuscita dopo quattro giorno di telefonate, ho gli strumenti a disposizione, provando sia dal fisso che da cellullare ai due diversi numeri, ma io mi metto nei panni di chi non lo sa fare, degli anziani, di chi ha bisogno di molte prenotazioni e quindi delle persone più fragili. Come fannno? Io ho cercato i numeri in internet, ma se se non ci sono connessioni in casa, se non ci sono computer? Anche i totem all'ospedale non sono facili da usare." 

Il cup è argomento di discussione in questi giorni, una cittadina ha fatto appello anche al sindaco durante la sua diretta perché intercedesse presso il direttore generale per far riaprire il Cup, almeno in parte, come prima perché non riusciva a prenotare una visita medica.  Ma dalla carta stampata, il dg Antonio D'Urso, ha mandato un messaggio netto: "Il Cup come prima non tornerà più" ha dichiarato a La Nazione. Sul tema interviene la Cisl con la segretaria territoriale che si occupa di sanità Silvia Russo: "I lavoratori del front office e la stessa Cisl sono amareggiati per questo problema da sempre segnalato e non risolto. Nelle parole del Dg sembra quasi che l’esperienza aretina sia peggiore di altre: Ma qui si parla di circa un centinaio di dipendenti impiegati, con contratti nazionali palesemente inadeguati e scaduti da oltre 8 anni, in un appalto che segue direttive aziendali e regionali precise, ritenute dalla Usl pre-Covid non solo adeguate, ma esportabili e di buon livello, pur a fronte di difficoltà segnalate spesso e volentieri.

"Quando si creano lunghe attese presso i Cup o i cittadini trovano i telefoni sempre occupati la responsabilità non è certo di questi lavoratori, che spesso con una paga molto bassa, sono costretti ad informarsi e risolvere problemi che non competono a loro per venire incontro a imbarazzanti difficoltà con gli utenti."

Cambio di rotta sì, ma anche tutele

"Certamente un cambio di rotta ora è motivato dalla cronicizzazione della pandemia, ma vorremmo ricordare che dall’inizio dell’emergenza i lavoratori dei front office e dei centri prenotazione di tutto il territorio provinciale non sono stati collocati a “riposo” e solo pochissimi di loro utilizzano il “lavoro agile”. Sono stati in prima linea in tutta una serie di attività determinanti per la nostra Usl, a supporto degli operatori sanitari e amministrativi, nonché nel rispondere al fuoco di fila dei cittadini costretti al rinvio delle visite.

Già adesso sappiamo quanto è complicato far passare tutto tramite telefono o mezzi informatici, oppure utilizzando totem, quanto fondamentale sia invece il rapporto diretto; certo se fosse andato in porto il mantra Usl del “dove si prescrive si prenota” forse avremmo risolto in modo egregio una grande quantità di problemi, ma questa è un’altra storia sulla quale aprire confronto preciso.

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Adesso vorremmo la sicurezza per i lavoratori del “vecchio” cup che tutti all’interno della Usl siano al corrente di ciò che fanno e in quale modo, dell’abnegazione che hanno avuto in emergenza Covid (tamponi e test sierologici fatti dimostrano la loro presenza con dispositivi d’emergenza) e che tutti saranno ricollocati con il nuovo appalto dove la Usl, nel rispetto delle norme, riterrà più opportuno; senza assembramenti, in sicurezza, magari vicino ai luoghi dove si prescrivono e si fanno le visite specialistiche? Con nuove funzioni di assistenza e di collegamento-supporto informatico per i medici di medicina generale? Certamente all’interno delle tante competenze che svilupperemo meglio per salute nel territorio, fuori dagli ospedali, ma con la professionalità e la cura che da sempre, nonostante paghe basse e futuro incerto. C’è molto da fare e la Cisl non si sottrae al confronto, anzi rilancia."

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