rotate-mobile
Cronaca

"Il ponte era a rischio crollo, ma non facemmo niente". Le parole choc del manager

Durante il processo per il crollo di Genova la verità di Gianni Mion sul Ponte Morandi: "Ci fu una riunione nel 2010, ma non feci nulla". Nel 2018 la tragedia, persero la vita 43 persone, tra cui due giovani aretini: Stella Boccia e Carlos Trujillo

"Emerse che il ponte aveva un difetto originario di progettazione e che era a rischio crollo. Chiesi se ci fosse qualcuno che certificasse la sicurezza e Riccardo Mollo (all'epoca direttore di Aspi, nda) mi rispose 'ce la autocertifichiamo'. Non dissi nulla e mi preoccupai. Era semplice: o si chiudeva o te lo certificava un esterno. Non ho fatto nulla, ed è il mio grande rammarico".

Le parole sono quelle di ieri di Gianni Mion, ex amministratore delegato di Edizione, la holding dei Benetton che quando avvenne il crollo del Ponte Morandi di Genova controllava Autostrade per l'Italia. Mion è anche ex consigliere di amministrazione di Aspi (Autostrade per l'Italia Spa) e della sua ex controllante, Atlantia. Affermazioni gravissime riportate nell'aula del processo per il crollo dell'imponente infrastruttura avvenuto nell'agosto 2018. Nella tragedia persero la vita 43 persone, tra cui anche una coppia di giovani aretini in vacanza, Stella Boccia, 24enne residente a Civitella, e Carlos Jesus Eraso Trujillo, 27enne di Capolona.

La riunione del 2010

''Avevo la sensazione che nessuno controllasse nulla. La mia idea è che c'era un collasso del sistema di controllo interno ed esterno, del ministero non c'era traccia". E ancora: "Fu fatto un errore da parte di Aspi quando acquistò Spea, la società doveva stare in ambito Anas o del ministero, doveva rimanere pubblica. Il controllore non poteva essere del controllato", queste le choccanti parole rese ieri da Gianni Mion che ieri, nel corso dell'udienza del processo, ha evocato una riunione avvenuta nel 2010. Ossia otto anni prima del crollo. A questo incontro parteciparono, secondo la ricostruzione di Mion, l'amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci, il direttore generale Riccardo Mollo, Gilberto Benetton, il collegio sindacale di Atlantia e, stando al ricordo del manager, anche tecnici e dirigenti di Spea.

Dopo queste frasi, l'avvocato Giorgio Perroni, che difende l'ex direttore del Primo tronco di Autostrade, Riccardo Rigacci, ha chiesto di sospendere l'esame di Gianni Mion e di indagarlo. Ma l'esame di Mion è andato avanti, i giudici si riservano di decidere sulla richiesta avanzata.

Il processo per il crollo

Sono 59 le persone imputate tra ex dirigenti di Autostrade e Spea (la controllata che si occupava delle manutenzioni) e tecnici, dirigenti ed ex dirigenti del ministero delle Infrastrutture e del provveditorato delle opere pubbliche. Le due società sono uscite dal processo patteggiando circa 30 milioni di euro. Secondo l'accusa tutti sapevano delle condizioni del Morandi ma nessuno fece nulla seguendo la logica del risparmio per garantire maggiori utili da distribuire ai soci.

Perché Mion è stato zitto?

"Mi chiedo come si possa stare zitti quando si hanno tra le mani informazioni di gravità come questa e come certe persone possano dormire sonni tranquilli". È questo il commento di Egle Possetti, presidente del comitato ricordo vittime del ponte Morandi dopo le parole di Gianni Mion. "Se fossi stata al suo posto e avessi saputo lo stato delle infrastrutture non sarei stata zitta e avrei fatto il diavolo a quattro e avrei anche fatto in modo che il problema emergesse. Speriamo che qualcuno paghi".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Il ponte era a rischio crollo, ma non facemmo niente". Le parole choc del manager

ArezzoNotizie è in caricamento