Caso Pacini, svolta nelle indagini: dall'identità della vittima alle ipotesi sulla traiettoria del proiettile fatale

Che quella di ieri sarebbe stata una giornata importante per le indagini sul caso di Pacini era nell'aria fin dal mattino. Fin quando una donna, una ragazza moldava, dopo aver contattato i Carabinieri ha raggiunto Arezzo dal nord Italia per riconoscere il cadavere del fratello. L'uomo morto per un proiettile fatale esploso martedì notte dal gommista di Monte San Savino,  aveva un cognome diverso da quello presente sui documenti: aveva il cognome della moglie. Non Vitalie Tonjoc quindi ma Vitalie Miricea. Non solo, con il suo vero nome e con altri alias aveva collezioanto pagine di precedenti penali per furto, furto aggravato, lesioni personali e danneggiamenti. Si muoveva, probabilmente con una banda, nel centro nord, tanto è vero che era destinatario di un ordine di carcerazione della Procura di Milano. Era pertanto latitante. 

L'APPROFONDIMENTO "Chiesto un nuovo sopralluogo"

Una volta incontrata la sorella, per i militari dell'Arma è stato più semplice riuscire ad avere informazioni. E mentre carabinieri dell'Arma stavano svolgendo gli accertamenti del caso, all'obitorio dell'ospedale San Donato, il dottor Matteo Benvenuiti coadiuvato dal dottor Marco Doretti dell'Università di Siena svolgevano l'accertamento autoptico. I risultati saranno resi noti solo tra 60 giorni, ma quello che è apparso subito chiaro è che il giovane è morto per una gravissima emorragia interna al basso ventre causata da un proiettile entrato nella parte alta della coscia. La traiettoria pare essere stata frontale-laterale. Ma saranno necessari ulteriori accertamenti balistici per averne la certezza. 

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Chiuchini Pacini Cheli-2Stando a quanto dichiarato dai legali di Fredy Pacini, Giacomo Chiuchini e Alessandra Cheli, infatti, ci potrebbero essere ben tre distinte ipotesi di traiettoria. Non si esclude ad esempio un colpo arrivato di rimbalzo, dal basso verso l'altro o addirittura che abbia raggiunto il giovane mentre stava scavalcando la porta forse per uscire. Per questo gli stessi difensori hanno chiesto e ottenuto dal pm Andrea Claudiani - durante l'incontro per l'interrogatorio, nel quale il loro assistito ha chiesto di avvalersi della facoltà di non rispondere - di svolgere un ulteriore sopralluogo nel capannone di via della Costituzione.  

IL VIDEO "Troppo scosso per parlare"

Nel frattempo Fredy cercherà di tornare alla sua vita di sempre, anche non dormirà più in azienda. E solo tra 60 giorni, quando i legali avranno visionato i risultati dell'autopsia, tornerà a raccontare la sua verità al pm. 

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