Delitto di via della Robbia, aspettando la sentenza: le scuse di Ferrini e la relazione del carcere

Il 38enne casentinese nella notte tra il 25 e il 26 agosto scorsi uccise l'amica Maria Aparecida Venancio De Sousa a colpi di spranga. Dal carcere ha scritto una lettera ai familiari nella quale chiede scusa

La sentenza potrebbe arrivare anche nella giornata di oggi. Si potrebbe concludere con l'udienza di questa mattina il procedimento che vede imputato il 38enne Federico Ferrini, reo confesso dell'omicidio dell'amica 60enne, Maria Aparecida Venancio de Sousa. 

Il Gup ha concesso il rito abbreviato, condizionato dalla presentazione di una relazione sulla condotta di Ferrini in carcere. La richiesta del legale Gionata Giannini è stata dunque accolta e il documento, stilato dal dirigente della casa circondariale aretina dove il 38enne si trova recluso, potrebbe far accogliere possibili attenuanti. Il legale inoltre presenterà agli atti anche una lettera scritta in carcere dal suo assistito nella quale chiede scusa ai familiari di Maria per il terribile gesto che ha compiuto e per il dolore che ha causato. 

Ferrini è accusato di omicidio volontario: la pm Chiara Pistolesi non ha ritenuto che potesse essere imputata anche l'aggravante della premeditazione. L'uomo dunque avrebbe agito d'impulso, senza pianificare la violentissima aggressione, nonostante si fosse presentato a casa della donna con una spranga. 

Ferrini rischia una pena di circa 14 anni di carcere (il rito abbreviato infatti prevede lo sconto di un terzo della pena, che per omicidio volontario va da 21 anni all'ergastolo).

Il delitto in una notte d'agosto

Nella notte tra il 25 e il 26 agosto scorso Ferrini uccise a colpi di spranga l'amica 60enne. Il delitto avvenne nell'abitazione della donna, in via della Robbia. Maria fu trovata riversa sul bordo del letto, con un laccio al collo e ferite alla testa e al collo. Braccato dalla Polizia, che dopo alcuni giorni di serrate indagini era riuscita a stringere il cerchio, Ferrini confessò. Dopo l'arresto, di fronte al gup, confermò la sua versione: si era recato da Maria per alcuni chiarimenti, poi scoppiò una lite furiosa che terminò con la terribile aggressione. I violentissimi colpi sferrati dal 38enne furono fatali. Il movente sarebbe di tipo economico: l'imputato durante la sua confessione ha raccontato di avere ricevuto richieste di soldi in cambio del silenzio di Maria sui rapporti intercorsi tra i due. Un movente che non ha mai convinto fino in fondo gli inquirenti, i quali hanno anche passato al setaccio i conti correnti di vittima e omicida per ricostruire eventuali movimenti che potessero confermare questa versione. 

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