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Omicidio di Maria, caccia al dna di Ferrini sulla cordicella del delitto. La richiesta del legale dell'uomo

Nei prossimi giorni dovrebbe essere depositata la relazione dell'équipe di medicina legale dell'Università di Siena che eseguì l'autopsia sulla donna

"L'esame del dna del mio assistito è stato richiesto anche sulla cordicella utilizzata per il delitto", così il legale di Federico Ferrini,  l'uomo che lo scorso 26 agosto uccise Maria Aparecida Venancio De Sousa, racconta questa delicatissima fase delle indagini difensive. 

"A me e ai periti che ho coinvolto - spiega l'avvocato Gionata Giannini - sembra assurdo che all'interno dell'abitazione e nei reperti inizialmente analizzati, non sia emersa nessuna traccia di Ferrini. Se è stato tre ore all'interno di quella casa, se ha fatto quanto ha confessato, ci devono essere pure delle tracce. Il dna della vittima non era né sui vestiti né sull'auto di Ferrini e quello dello stesso Ferrini non era nell'abitazione. Dobbiamo chiarire meglio quanto accaduto". 

Sono queste le motivazioni che hanno spinto il legale, in seguito al sopralluogo avvenuto lo scorso 15 novembre, a richiedere nuovi esami del dna su alcuni reperti. La "cordicella" ovvero il nastro da pacchi che fu trovato legato al collo della 59enne è uno di questi. "Ma ce ne sono altri che non erano stati analizzati". Il legale non scende nei dettagli: il riserbo si fa stretto. 

Resta l'attesa per i risultati che potrebbero arrivare da un giorno all'altro. E sempre nei prossimi giorni dovrebbe essere depositata la relazione dell'équipe di medicina legale dell'Università di Siena che eseguì l'autopsia sulla donna. I dubbi che avanza la difesa di Ferrini sono legati ai colpi alla testa. Ferrini ha confessato in aula, di fronte al Gip Fabio Lombardo, di aver colpito la donna con una spranga. Ma stando alla tesi della difesa, i colpi potrebbero non aver procurato fratture mortali. 

Ferrini si trova nel carcere di Arezzo, accusato di omicidio volontario. Al momento non gli sono state contestati aggravanti. Agli inquirenti prima e al giudice poi, ha raccontato di aver ucciso Maria perché lei lo ricattava. Ma nella sua ricostruzione sono emersi fin da subito molti dubbi, tanto che lo stesso gip chiese ulteriori approfondimenti sul movente. E proprio la squadra mobile della Polizia di Stato ha analizzato tutti i conti correnti - di Ferrini e di Maria - per capire cosa possa nascondersi dietro al delitto. Dal ricatto ad un prestito difficile da restituire i passo potrebbe essere molto più breve di quanto si possa immaginare. 

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