Bimba uccisa, il padre di nuovo ricoverato in ospedale. Slitta l'autopsia

Il 39enne che ha aggredito prima il figlio 12enne e poi la figlia di soli 3 anni e mezzo, uccidendola, era stato trasferito ieri nel carcere di Sollicciano. Nelle ultime ore un nuovo ricovero

La dinamica adesso è chiara. Il movente invece no. Cosa abbia spinto il 39enne di Levane, Miah Billal, ad aggredire il figlio 12enne e ad uccidere la propria bambina di 3 anni e mezzo, non è stato ancora chiarito. E forse una spiegazione - se mai possa esistere per un delitto come questo - resterà nascosta nella mente sconvolta di quel padre che poi ha tentato il suicidio. 

L'uomo, che ieri era stato dimesso dall'ospedale della Gruccia e portato nel carcere di Sollicciano, nelle ultime ore è stato di nuovo ricoverato in una struttura ospedaliera fiorentina. La comunicazione è arrivata al tribunale di Arezzo questa mattina. Non è stato però specificato il motivo. Intanto il suo legale, l'avvocato Nicola Detti, ha incontrato la pm Laura Taddei per il conferimento dell'incarico per l'autopsia sul corpo della bambina. L'accertamento era fissato per questa mattina a Siena: se ne sta occupando l'équipe di Medicina legale dell'ateneo senese. Ma è stato tutto prorogato, probabilmente all'inizio della prossima settimana.

Il colloquio con il figlio e la dinamica del delitto

Ieri sera i carabinieri della compagnia di San Giovanni Valdarno, guidati dal comandante Andrea Barbieri, hanno incontrato il figlio e la moglie dell'uomo. Il ragazzino è riuscito a raccontare cosa è successo. E' stato lui ad essere stato aggredito per primo. Un colpo inferto con una lama artigianale - una specie di lungo coltello dalla punta arrotondata, utilizzato nella cucina tradizionale cingalese - lo ha ferito alla testa. Impaurito, è scappato al piano sottostante - dove vive un connazionale, datore di lavoro del padre - a cercare rifugio e a chiedere aiuto.

E' stato allora che il genitore si è accanito sulla piccola. L'ha colpita al collo, più volte, senza lasciarle scampo. Poi si è tolto la tunica tradizionale che indossava - molto probabilmente sporca di sangue - e con l'arma ancora in mano è corso fuori, nel vicino giardino. Ha aperto il pozzo e si è gettato dentro, tentando il suicidio. 

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Il movente 

Stando a quanto raccontato agli inquirenti dalla moglie e dal figlio, Billal Miah quella mattina era tranquillo. Non ci sarebbero stati episodi particolari o tali da scatenare la sua furia. I familiari hanno però confermato le forti preoccupazioni e la paura per il futuro che lo tormentavano. In particolare sarebbe stato intimorito dalle conseguenze che avrebbe potuto avere l'emergenza Coronavirus. E potrebbe proprio annidarsi in questa instabilità emotiva la causa del folle raptus che si è trasformato in tragedia. 

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