Nigerian connection, oggi l'interrogatorio di garanzia. Tutti accusati solo di spaccio in concorso

L'interrogatorio di garanzia, al quale seguirà la convalida dell'arresto è fissato per questa mattina alle 9 presso la casa circondariale di Arezzo. Sarà il gip Piergiorgio Pointicelli a interrogare gli 8 giovani nigeriani (la donna si trova in...

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L'interrogatorio di garanzia, al quale seguirà la convalida dell'arresto è fissato per questa mattina alle 9 presso la casa circondariale di Arezzo. Sarà il gip Piergiorgio Pointicelli a interrogare gli 8 giovani nigeriani (la donna si trova in carcere a Sollicciano) finiti in manette lunedì mattina in seguito al blitz che in via Romana e in altre zone della città e della proviuncia è stato condotto dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Arezzo.

Per tutti e nove i giovani (hanno un'età compresa tra i 21 e i 30 anni) l'ipotesi di reato contestata è una sola: "detenzione di sostenze stupefacenti ai fini di spaccio". E' molto probabile che tutti si avvalgano della facoltà di non rispondere ed è altrettanto probabile che venga confermata la custodia cautelare in carcere, vista la posizione di richiedenti asilo di quasi tutti gli arrestati. Uno degli aspetti che il gip sarà tenuto a valutare, infatti, è la possibilità di fuga degli arrestati e in questo caso le probabilità non sarebbero poche.

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Le indagini

L’attività investigativa ha preso le mosse in seguito alla rissa che avvenne a Saione il 14 agosto 2017. Fu una vigilia di ferragosto tesissima per Arezzo. Durante la quale, nelle prime ore della notte, due schieramenti (uno composto prevalentemente da nigeriani, l’altro da giovani originari del Gambia) si scontrarono prima a campo di Marte poi in via Piave, seminando il terrore. L’oggetto del contendere era proprio la piazza dello spaccio aretino. Le indagini sono andate avanti per oltre un anno, durante il quale i militari dell’Arma hanno seguito movimenti, ricostruito passaggi (oltre 4mila episodi di micro spaccio e tentacoli che si estendevano in Valdarno e Valdichiana) e hanno ricostruito la “piramide” dell’organizzazione. Al vertice c’era un giovane che teneva i contatti telefonici con altri due: un uomo e la donna. Questi ultimi organizzavano “gli abboccamenti e ricevevano degli ordinativi”. Gli altri sei scendevano nelle strade aretine e piazzavano le dosi.

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