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'Ndrangheta: estorsione e corruzione, tocca l'Aretino la maxi operazione della dda di Catanzaro

In manette il boss del clan Bagalà. In provincia di Arezzo un prestanome: ricopriva cariche in società indagate dalla dda per riciclaggio di denaro di provenienza illecita

Ha toccato anche l'Aretino la maxi operazione della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro. Dall'alba di questa mattina i carabinieri del comando provinciale di Catanzaro hanno eseguite diciannove misure cautelari nei Comuni di Lamezia Terme, Nocera Terinese, Falerna e Conflenti e nelle citta' di Aosta, in provincia di Arezzo e Cosenza. L'operazione, denominata Alibante, è stata eseguita dai carabinieri nei confronti di soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione, estorsione, consumata e tentata, intestazione fittizia di beni, rivelazione di segreti d'ufficio e turbativa d'asta.

Nel comune di Cortona un uomo, professionista 50enne, è stato indagato e stato raggiunto da una misura minore, ovvero il "divieto di rivestire uffici direttivi delle persone giuridiche per un anno". Una figura marginale dunque all'organizzazione che - secondo l'ipotesi investigativa della Dda - avrebbe ricoperto ruoli di vertice in alcune società deputate a riciclare il denaro di provenienza illecita. Un prestanome dunque, dietro al quale si celava la famiglia Bagalà che gestiva direttamente gli affari della società. In questo caso si trattava di una srl che operava in ambito turistico e che aveva anche ricevuto dei contributi pubblici. 

Le indagini hanno preso le mosse in seguito alle denunce inoltrate da imprenditori lametini relative a episodi di estorsioni che avrebbero avuto per protagonisti personaggi appartenenti alla cosca Bagalà, operante sulla zona costiera della provincia di Catanzaro (tra i comuni di Nocera Terinese e Falerna), già attiva fin dagli anni '80. Una cosca che avrebbe l'egemonia sul territorio, "manifestata attraverso la commissione di delitti, aggravati dal metodo mafioso, finalizzati alla gestione diretta o indiretta delle attivita' economiche del luogo, con particolare riferimento alle imprese attive nel settore turistico-alberghiero", spiega l'agenzia Dire.

Per 7 indagati è stata disposta la misura cautelare della detenzione in carcere, per altri 10 la misura cautelare degli arresti domiciliari e 2 indagati la misura interdittiva, rispettivamente, del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, e del divieto di rivestire uffici direttivi delle persone giuridiche.

A finire in manette anche il boss del clan, Carmelo Bagalà, di 80 anni, la figlia (residente ad Aosta).Tra gli indagati compare anche il genero del capo clan.  

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