Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca Giovi-Chiassa / Località Chiassa Superiore

Murales imbrattato, l'ira di Ghinelli: "Sciagurati, è un gesto vile". Caso arriva al Ministero

Indagini della Polizia di Stato per individuare l'autore del gesto

"Non c’è limite all’idiozia. E non c’è limite all’ignoranza".  Sono parole dure quelle scritte in un post social dal sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli in merito all'atto di vandalismo compiuto sul murales dedicato agli eroi della Chiassa. Per l'ennesima volta una scritta offensiva ha imbrattato i volti dipinti dei due partigiani Giovan Battista Mineo e Giuseppe Rosadi, due giovani che il 29 giugno del 1944 evitarono una strage nazifascista. "Violare nella maniera più becera e volgare il ricordo pubblico di due giovani il cui coraggio risparmiò oltre 200 vite umane destinate alla fucilazione in cambio della liberazione di un colonnello tedesco non ha giustificazione alcuna - si legge sulla pagina Facebook istituzionale del primo cittadino -. È sconcertante che a 80 anni dalle pagine più drammatiche della storia recente del nostro territorio ci sia ancora chi misura il grado di sacrificio pretendendo di giudicarne la portata. O, peggio, pretendendo di valutarne i protagonisti. Rosadi e Mineo riconsegnando von Gablenz al suo comando, evitarono che fosse versato altro sangue innocente. Lo sappiano bene, gli sciagurati che hanno compiuto questo gesto vile".

Murales ripulito

Le indagini

Sulla vicenda sta indagando la Polizia di Stato: l'episodio è stato segnalato al Ministero dell'Interno e adesso gli agenti stanno cercando di individuare il responsabile. Non è escluso che dietro ai ripetuti gesti ci sia la stessa mano: l'autore potrebbe avre lasciato dietro di lui una serie di tracce. Ad esempio l'uso della solita vernice blu. 

L'anniversario 

Solo pochi giorni fa, il 29 giugno, è stato celebrato l'anniversario dell'episodio che ha consegnato il nome dei due partigiani alla storia: salvarono infatti la vita a 209 abitanti del posto riuscendo a scongiurare quello che sarebbe stato l'ennesimo eccidio compiuto per mano dei nazifascisti in terra di Arezzo. Quel giorno di oltre 80 anni fa, infatti, i civili vennero presi in ostaggio in seguito al rapimento del colonnello Maximilian von Gablenz, catturato il 26 giugno sulla strada Giovi – Anghiari da una banda autonoma comandata dal “Russo”. Le truppe naziste, in seguito all’accaduto, decisero di imporre un ultimatum alla popolazione sostenendo che se il colonnello non avesse fatto ritorno avrebbero ucciso gli abitanti del posto. Fu Gianni Mineo a chiedere e ottenere dai tedeschi una dilazione dell’ultimatum, riuscì a trovare il “Russo” e a convincerlo a rilasciare von Gablenz, che poi insieme a Rosadi accompagnò alla Chiassa ottenendo la liberazione degli ostaggi.

L'intitolazione del parco

Proprio in occasione dell'80esimo anniversario, lo scorso sabato è stata scoperta una nuova targa di intitolazione del parco, dove accanto al nome di Gianni Mineo è stato scritto quello di Giuseppe Rosadi. Le celebrazioni si sono chiuse con uno spettacolo teatrale in cui gli abitanti della Chiassa si sono calati nei panni dei propri genitori o dei nonni per far rivivere agli spettatori quei terribili giorni intercorsi tra il rastrellamento e la liberazione per merito di Gianni Mineo e Giuseppe Rosadi.

Lo sdegno del mondo politico

La vicenda ha sollevato una serie di reazioni anche a livello politico. "La prima considerazione - scrivono in una nota i gruppi consiliari Pd e Arezzo 2020 - è un ringraziamento a chi, anche in questo caso, ha proceduto prontamente alla cancellazione delle scritte offensive e che, tra l’altro, ha organizzato proprio sabato scorso una serata teatrale per ricordare Mineo e Rosadi. Sembra diventata una sfida fra civiltà e imbecillità, rispetto alla quale non indietreggeremo. Tuttavia comincia a serpeggiare in noi un sospetto, ovvero che una bella inchiesta in stile Fanpage sia necessaria in qualche partito locale. Riteniamo che i gesti di questi ignoranti, peraltro di carattere confuso e infantile, siano comunque frutto di un’ispirazione ideologica chiaramente riconducibile alla destra estrema e neo-fascista, che mischia come al solito il brodo primordiale di suggestioni razziste, antiebraiche e antisemite, nazionalismo etnico, supremazia bio-genetica, la triade magica Dio – patria – famiglia, coniugata non in senso mazziniano ma come ariete da combattimento contro ‘gl’immortali principi’ della Rivoluzione Francese. Insomma, la tradizionale spazzatura che riempie la pattumiera della storia e che è dura a morire, senza dubbio, in Fratelli d’Italia e, Vannacci docet, anche nella Lega. Ci piacerebbe essere rassicurati dai vertici di questi partiti, sia nazionali che locali, che è in corso o è terminata la ripulitura da quel bagaglio pseudo-culturale che a qualcuno scalda ancora il cuore o suggerisce gesti patetici elevati alla… decima”.

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