Cronaca

Caso Moretti, dalle motivazioni del dissequestro alla girandola di investimenti: quasi un milione per lo yacht

Investimenti in società fittizie e spostamento di ingenti capitali: il meccanismo del "sistema Moretti". "Ribaltata dal punto di vista giuridico la decisione del gip".

Il Riesame si è pronunciato a dicembre e oggi, a trenta giorni di distanza, ecco l'istanza che spiega il perché della decisione sul parziale dissequestro dei beni del "gruppo Moretti".

Il Tribunale di Arezzo ha deciso lo scorso 13 dicembre disponendo la decurtazione, dai totali 25 milioni e 529mila euro sequestrati, di oltre 6 milioni e 300 mila euro.  In particolare la somma posta sotto sequestro ad Andrea Moretti è stata decurtata quasi completamente (ovvero 3 milioni 945mila 683 euro degli oltre 4 milioni che erano stati sequestrati), per Antonio Moretti il dissequestro sarà pari a 2milioni 312mila 497 euro e per Alberto Moretti di oltre 173mila euro. 

Oggi nell'istanza vengono chiariti alcuni aspetti che dal punto di vista giuridico ribaltano quanto deciso da Ponticelli: "Il tribunale del riesame - spiega il legale di Andrea Moretti, Niki Rappuoli -  non solo ha ritenuto non sequestrabili i proventi dei reati tributari, ma ha anche escluso che possano essere base dell’autoriclaggio tutti i delitti che sono stati accertati con le intercettazioni telefoniche e ambientali, in quanto recenti e non puntualmente contestate, riducendo significativamente l’ambito dei delitti presupposti". Non solo, dal punto di vista giuridico il tribunale ha escluso che altri familiari coinvolti nella vicenda concorrano nel reato di autoriciclaggio, quanto piuttosto in quello di riciclaggio. In pratica si afferma il principio che i familiari coinvolti con ruoli marginali, potevano non essere a conoscenza della provenienza dei soldi. 

Per questi motivi il riesame ha parzialmente accolto le richieste dei Moretti. Per Andrea, che aveva preferito attendendere l'esito del Riesame sul sequestro, potrebbero essere anche maturati i tempi per valutare se chiedere il riesame della misura cautelare. 

Il "sistema Moretti"

Nell'istanza, inoltre, viene messo in luce quel meccanismo emerso dalle indagini con il quale si muoveva il gruppo Moretti e per il quale è scattata l'accusa di autoriciclaggio. In pratica i protagonisti di questa intricata vicenda, attraverso operazioni - considerte "opache" - di reinvestimento di capitali non tracciati e transitati su conti aperti in Paesi esteri, avevano creato una fitta rete di società. I membri maschi della famiglai avevano residenza all'estero e risultavano nullatenenti  per il fisco italiano, ma avrebbero continuato a tenere le redini della situazione. Infine molte delle società sono risultate "artatamente" create  e "fatte galleggiare per anni", con una "tendenziale inattività"- 

Le distrazioni di capitale sarebbero quindi avvenute solo a opera dei componenti della famiglia Moretti: "milioni di euro" spillati da "società bancomat". E un giro vorticoso di capitali: 950mila euro spesi per l'acquisto dello yacht, un milione e 600mila euro per l'acquisto da parte della società agricola La Loggia di terreni, quasi 10milioni di conferimento nella società Feudo Maccari.

Rogatoria internazionale 

Nel frattempo sarebbero state avviate rogatorie internazionali per scandagliare i conti presenti nei paesi esteri: Lussemburgo, Inghilterra e Svizzera. 

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