Delitto di via della Robbia: "Ferrini uccise Maria per un'esplosione di rabbia", le motivazioni della condanna

Dopo la sentenza emessa lo scorso 7 maggio ecco le motivazioni che hanno convinto la corte a condannare il responsabile dell'uccisione a dieci anni di reclusione

“Dolo d’impeto generato da una esplosione di rabbia”. È con questa formula che viene argomentata la condanna di Federico Ferrini a 10 anni di carcere. L'uomo, 38enne casentinese, è finito dietro le sbarre poiché responsabile della morte della 60enne brasiliana, Maria Aparecida Venancio de Sousa. All'indomani della sentenza stabilita dal giudice Giulia Soldini lo scorso 7 maggio, ecco che sono state rese note le motivazioni che hanno portato alla formulazione della pena.

Secondo quanto si evince dalle carte della sentenza, quello commesso da Ferrini non fu un omicidio premeditato ma, bensì, un atto causato da un impeto di rabbia. È sempre all'interno delle pagine redatte dalla corte aretina che viene evidenziato come, malgrado la colpevolezza dell'imputato sia pienamente provata, sulla scena del crimine non risultano elementi riconducibili a lui. "Senza la sua confessione - si legge nei documenti giudiziari - sarebbe stato difficile fare chiarezza". Un dettaglio di non poco conto e che, insieme alla buona condotta in carcere e all'assenza di precedenti penali hanno determinato lo sconto di pena.

I fatti sono quelli avvenuto il 26 agosto del 2019 in via della Robbia, nella zona di Santa Maria delle Grazie ad Arezzo. Ferrini alle 3.30 del mattino viene immortalato da alcune telecamere di sicurezza mentre si dirige con una spranga verso l'appartamento dove la vittima riceveva abitualmente clienti per appuntamenti erotici. Il casentinese dal 2017 aveva avviato con lei una relazione e quella notte si sarebbe recato a casa sua per tentare di "farla ragionare" visto che "mi ricattava chiedendomi del denaro". Il diverbio innescatosi tra i due è poi degenerato tanto da sfociare nel delitto commesso alle prime luci dell'alba.

Stabiliti anche i risarcimenti. Oltre alle spese processuali l'ambulante casentinese dovrà corrispondere 40mila euro al marito della 60enne e 20 mila alla sorella.

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