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Fredy, la decisione del giudice: "Eccesso di difesa, ma era convinto di essere in pericolo"

La notizia dell'archiviazione, l'emozione di Fredy e il primo caso in Italia di applicazione della "nuova" "legge sulla legittima difesa

"Ho sempre confidato nella giustizia e sono soddisfatto che il giudice abbia creduto alla mia versione dei fatti sulla base delle indagini condotte", così Fredy Pacini ha commentato all'AdnKronos l'ordinanza di archiviazione del procedimento a suo carico. "E' stato riconosciuto che non potevo fare diversamente in quel frangente di profondo turbamento".

Si tratta probabilmente del primo caso in Italia in trova applicazione il " 2° comma dell'art. 55 c.p., che è stato recentemente introdotto dalla legge n. 36/2019 e che ha inciso in maniera profonda sulla disciplina dell'eccesso colposo". 

"Il giudice ha riconosciuto che Pacini non si è fatto giustizia da solo, ma che si è difeso legittimamente", ha commentato l'avvocato Alessandra Cheli, legale di Fredy. "E' stata riconosciuta la scriminante del grave turbamento come prevede la riforma della legge sulla legittima difesa", ha aggiunto la legale.

"In base a tale norma, infatti - si legge sul dispositivo del Gip Fabio Lombardo -, la punibilità è esclusa se chi ha commesso il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità ha agito nelle condizioni di cui all'articolo 61, primo comma, n. 5) ovvero in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto".

E secondo il giudice, nonostante Pacini quella notte abbia agito "eccedendo colposamente i limiti della legittima difesa putativa", si trovava in uno stato psichico e mentale particolare.

In considerazione delle specifiche condizioni di tempo e di luogo in cui è avvenuto il fatto, è ragionevole ritenere che il Pacini si sia convinto di essere in pericolo, dopo aver visto che i ladri, in piena notte, avevano infranto con un piccone il portone di ingresso della sua officina e, anziché desistere dall'azione criminosa, erano entrati all'interno del capannone, precludendogli l'unica via di fuga.

Il turbamento e la paura, dunque, secondo il giudice avrebbero portato all'eccesso di difesa. 

Ma cosa accadde quella notte? Erano le 3,47 del 28 novembre2018 quando Pacini, che dormiva in un soppalco ricavato sopra alla sua officina, ha raccontato di essersi svegliato di soprassalto per i rumori del vetro del portone che si infrangeva sotto i colpi di piccone inferti dai ladri. Si sentì in pericolo, raggiunse la cassaforte e prese la pistola. Intravide due persone, urlò di essere armato, ma uno dei due entrò comunque nel capannone.  Poi sparò: cinque colpi, uno di questi fatale. Il ladro, il 29enne moldavo Vitalie Tonjoc Mircea riuscì a uscire e percorrere alcuni metri, poi si accasciò e morì.

Nel dispositivo di archiviazione sono ripercorse quelle drammatiche ore, le tappe delle indagini, le ricostruzioni della Procura e i risultati delle perizie. Un quadro complessivo della vicenda che tiene conto anche della memoria consegnata dalla legale di Pacini proprio nell'ultima udienza, nella quale viene ricostruita quella terribile notte attraverso le parole del gommista e alla luce delle indagini che avrebbero confermato la versione di Fredy. 

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