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Il capannone di Castelfiorentino da dove è precipitato Nertil Bushi

Il capannone di Castelfiorentino da dove è precipitato Nertil Bushi

Morto sul lavoro, indagati lo zio e il collega di Nertil: Procura apre fascicolo per omicidio colposo

Il 27enne albanese, che viveva a Soci insieme allo zio, è morto ieri mattina a Castelfiorentino (Empoli) precipitando dalla copertura di un magazzino dove stava posando del catrame per impermeabilizzare il tetto

Omicidio colposo: è questa l'ipotesi di reato formulata dalla Procura di Firenze che ha ha iscritto sul registro degli indagati due persone in seguito al terribile incidente sul lavoro in cui ieri ha perso la vita Nertil Bushi. Una di queste è lo zio del giovane.

L'incidente

Il 27enne albanese, che viveva a Soci insieme allo zio, è morto ieri mattina a Castelfiorentino (Empoli) precipitando dalla copertura di un magazzino dove stava posando del catrame per impermeabilizzare il tetto. Con lui, su quel tetto c'era lo zio 45enne, Dritan Bushi, ed è proprio lui uno dei due indagati. L'altro è Bruno Napoli,  un operaio di origini calabresi.

Le indagini della Procura di Firenze e le accuse reciproche degli indagati

Non è chiaro chi fosse titolare dell'impresa: i due si sarebbero indicati a vicenda quali proprietari. Difesi dagli avvocati Mattia Alfano e Massimo Nistri,  sono adesso al centro degli accertamenti condotti dal pubblico ministero Sandro Cutrignelli e dei carabinieri di Empoli.

Uno degli aspetti di questa tragica vicenda, sul quale appare necessario fare luce è come Nertil stesse lavorando: aveva un contratto regolare o il suo era "lavoro nero"? Ha seguito le prescrizioni di sicurezza? Sono i dubbi ai quali gli inquirenti stanno cercando di dare una risposta.

La tragedia: il crollo della copertura e il volo da 10 metri

Nel frattempo sono in corso accertamenti anche sul capannone della tragedia - nella frazione di Cambiano - posto sotto sequestro.  E' di proprietà della Ve.Ca, una società in liquidazione. Qui, il 29 agosto del 2011, si verificò un altro incidente mortale: anche in quel caso perse la vita un operaio albanese. 

La salma di Nertil è stata portata all'osepdale di Careggi, dove lunedì prossimo si svolgerà l'autopsia. 

Il commento della Cgil

Quest'oggi sulla tragedia è intervenuta  Antonella Pagliantini,  segretaria provinciale Fillea Cgil Arezzo. Parole toccanti le sue, che sottolineano quanto il lavoro nero possa mettere a rischio la vita di chi lo esegue. 

Dopo dodici ore dalla morte ancora non si sapeva con certezza chi fosse colui che aveva perso la vita, segno di una probabile irregolarità sostanziale il cui accertamento compete agli organi competenti. Si perchè formalmente nei cantieri è piuttosto semplice dare una parvenza di regolarità, basta una partita Iva, essere imprenditori di se stessi mette al riparo dai controlli. Purtroppo non mette a riparo dagli infortuni. Ogni operatore edile ha, per contratto, diritto a fare 16 ore di formazione prima di entrare in cantiere. Se Nertil l'avesse fatta avrebbe saputo che sui tetti ci si monta legati. Se l'azienda per cui lavorava Nertil fosse stata un'impresa edile “normale” non gli avrebbe dovuto permettere di salire su un tetto senza protezioni.
Ieri è stato sottoscritto un protocollo importante in Prefettura, che ha un obbiettivo ambizioso: prevenire gli infortuni. Arrivare prima per evitare tragedie come quella di ieri, diffondere la cultura della sicurezza, siamo soddisfatti che il Protocollo abbia la pretesa di coinvolgere i committenti, pubblici e privati, e di farli sentire responsabili delle delle vite di coloro che operano nei loro cantieri, in modo che verifichino le modalità con cui vengono svolti i lavori.

ù di quelli dipendenti, son vittime di infortuni, perchè la loro formazione non gli ha infuso una corretta percezione del rischio.

A Nertil probabilmente la percezione del rischio avrebbe salvato la vita.

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