Morto per le botte ricevute in ospedale da un altro paziente. Manca il giudice, udienza rinviata

Il caso risale al 2014, l'aggressore fu un paziente psichiatrico che, un anno dopo l'episodio, si tolse la vita. Prossimo passaggio in aula il 2 dicembre

E' stata rinviata al 2  dicembre 2019 l'udienza - prevista per oggi - legata all'aggressione fatale avvenuta 5 anni anni fa, nella notte tra l'8 e il 9 luglio 2014, all'ospedale della Fratta di Cortona.

L'udienza preliminare dello scorso anno si era conclusa con tre rinvii a giudizio e tre proscioglimenti. Al centro del "caso" la morte di Sergio Botti, l'anziano deceduto in seguito alle percosse ricevute in ospedale da un paziente psichiatrico che, durante una crisi, sfuggì al controllo dei sanitari e si accanì sull'uomo che era ricoverato. Una tragedia che, secondo quanto sostenuto dalla Procura di Arezzo, si sarebbe potuta evitare non sottovalutando la situazione. Dramma nel dramma, l'anno successivo l'aggressore si suicidò appena 36enne.

Il giudice Stefano Cascone è in malattia, la sostituta, Isa Antonietta Salerno, ha rinviato al 2 dicembre l'udienza odierna in cui era prevista la presenza in aula di testimoni e consulenti della Procura. Tra i legali difensori degli imputati c'è Luca Fanfani.

La ricostruzione e gli accusati

A giudizio la psichiatra che aveva in carico l'aggressore - accusata di concorso colposo in omicidio doloso del paziente psichiatrico - , la responsabile del presidio ospedaliero PO3 (che comprende Valdichiana, Casentino e Valtiberina) e il medico responsabile dell'Unità funzionale. A questi ultimi è stato contestato di aver consentito il ricovero del paziente in una struttura ritenuta dalla Procura inadeguata e carente in termini di sicurezza e di non aver correttamento condiviso protocolli e pratiche per la gestione del paziente e della situazione che si era creata.

La tesi dell'accusa è quella che l'aggressore, all'epoca 35enne e con una complessa storia clinica alle spalle, nonostante si trovasse in ospedale per un trattamento volontario, dovesse essere ricoverato ad Arezzo, presso l'ospedale San Donato dove si trova un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura strutturato.

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Alla Fratta, il 35enne fu accolto in quella che viene definita "struttura tenda", una sistemazione cioè prevista dai regolamenti regionali e allestita al momento per curare, senza discriminare, i pazienti di tipo psichiatrico. Ma l'uomo nel cuore della notte tra l'8 e il 9 luglio 2014 ebbe una grave crisi. Colse di sorpresa due infermieri che lo stavano accudendo, si divincolò dalla loro stretta e raggiunse l'adiacente reparto di medicina generale. Qui si scagliò contro Botti - 84enne in condizioni di salute critiche - lo percosse ed esercitò una forte pressione sul suo petto. L'anziano morì dopo 16 giorni di agonia.

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