Cronaca

Morì cadendo da una scala, l'appello della figlia: "Troppi dubbi sulla dinamica e nessuna autopsia. Riaprite il caso"

Leonardo Quinti aveva 71 anni. Era un artigiano vecchio stampo, di quelli che non si stancano mai, che non prendono scorciatoie, che sono il cuore pulsante del Made in Italy. Morì per un incidente avvenuto nell'azienda agricola Vitereta.

Sono passati due anni e mezzo da quanto Leonardo Quinti, conosciuto come "Piccio", morì in un incidente sul lavoro. Due anni e mezzo nei quali i familiari non hanno mai smesso di chiedersi cosa possa essere accaduto quella terribile mattina del maggio del 2016. E oggi continuano a portare avanti una difficile battaglia, assistiti dall'avvocato Massimiliano Manzo, per cercare di riaprire il caso, già archiviato dal tribunale di Arezzo. 

Ci sono troppi aspetti poco chiari in questa vicenda - racconta la figlia di Quinti, Lalla - e noi ad oggi non sappiamo l'esatta dinamica di quantoa accaduto. 

Video L'intervista a Lalla Quinti

Leonardo Quinti aveva 71 anni e viveva a Foiano della Chiana. Era un artigiano vecchio stampo, di quelli che non si stancano mai, che non prendono scorciatoie, che sono il cuore pulsante del Made in Italy. Morì per un incidente avvenuto nell'azienda agricola Vitereta, situata in località omonima, nel comune di Laterina. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'uomo, titolare di una impresa in Valdichiana, stava controllando un canale di scolo sul tetto di un edificio quando cadde da una scala di ferro. Sull'episodio indagarono i carabinieri e gli ispettori del Pisll (Prevenzione igiene sul luogo di lavoro) del Valdarno della Asl. La vicenda è stata archiviata dal tribunale di Arezzo, ma adesso la famiglia ha incaricato un consulente per svolgere un'analisi preliminare che permetta di valutare se ci sono elementi concreti per chiedere una riapertura del caso. E dai primi risultati emergerebbero incongruenze della ricostruzione dei fatti. 

"Ancora non sappiamo la verità - sostiene la figlia - ci sono troppi dubbi. Secondo quanto rilevato durante le indagini la morte è avvenuta nell'arco di meno di 5 minuti. Come è possibile che in così poco tempo mio padre sia andato a cercare una scala, l'abbia trovata in una cantina dove per accedere andavano aperte due porte anti panico, poi sia tornato indietro, l'abbia sistemata, sia salito e poi sia caduto? I tempi sono troppo stretti. Inoltre ci sono testimoni che ci hanno raccontato che il corpo di mio padre era coperto di formiche nel momento in cui è stato trovato. Quindi ci domandiamo: da quanto tempo era lì?". 

La ricostruzione della dinamica non è la sola cosa che i familiari contestano:

"Ci chiediamo: perché non è stata disposta un'autopsia? Perché non è stata eseguita nemmeno una ricognizione cadaverica e non è stato interdetto l'accesso al luogo dell'incidente? Il referto del 118 parla di caduta causata da malore e di un grave trauma cranico da caduta accidentale. Si contraddicono. Infine il babbo è stato portato in obitorio in ambulanza: ma la legge prevede che in caso di incidenti di questo tipo non possa essere il 118 a trasportare il cadavere. Cosa è accaduto davvero?".

A oltre due anni di distanza dalla tragedia, Lalla Quinti e il fratello Emilio non riescono a darsi pace.

"Nostro padre - dicono - non era uno sprovveduto, quella mattina è andato a fare quel sopralluogo in moto perché aveva il camion già pronto per andare a fare un altro lavoro fuori provincia. Aveva indossato le scarpe antinfortunistiche. Non aveva con sé una scala e sul posto non ha trovato il committente. Dai verbali risulta che l'ambulanza arrivò in ritardo a causa di un incidente avvenuto per strada. E anche l'automedica arrivò tardi. Troppo tardi". 

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