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Sabato, 29 Gennaio 2022
Cronaca Foiano della Chiana

"Chiedo verità per mio padre: riaprite le indagini", l'appello di Lalla Quinti

La figlia di Leonardo Quinti, artigiano che morì durante un intervento di manutenzione a Vitereta, chiede che venga fatta chiarezza: "Sono ancora troppi a nostro avviso i dubbi su questa vicenda"

Chiede giustizia per il padre. Lo fa da anni: dal maggio del 2016 quando Leonardo Quinti morì in seguito ad una caduta da una scala a Vitereta. La figlia Lalla da allora porta avanti una battaglia per non veder archiviato il caso e per individuali eventuali responsabilità. Nei giorni scorsi ha manifestato di fronte alla procura di Arezzo con la foto del padre ormai senza vita.

"Chiedo solo verità e giustizia per mio padre. Chiedo quanto mi è dovuto dallo Stato. Da quel 24 maggio 2016 in cui mio padre è morto sul lavoro, al dolore immane per la sua perdita, si è sommato anche il peso dell’ingiustizia e dell’indifferenza". Per gli inquirenti il caso è chiuso. Lo scorso 11 ottobre l'ultima istanza per la riapertura delle indagini è stata respinta. 

"Mio padre - ricorda Lalla - aveva 73 anni, era un artigiano scrupoloso. Era amato e stimato da tutti. La sua bara, il giorno del funerale, è stata portata a spalla per un chilometro davanti a più di duemila persone. Una vita di sacrifici, prima in Olanda e Germania, poi qui da noi. Ha servito migliaia di aziende con lavori in alta quota. Fu lui a portare il rame nella nostra zona. E quel 24 maggio 2016 doveva solo fare un preventivo".

Ma cosa accadde poi?  Stando alla ricostruzione degli inquirenti, Quinti, che era titolare di una impresa in Valdichiana, stava controllando un canale di scolo sul tetto di un edificio quando cadde da una scala di ferro. Un episodio sul quale indagarono i carabinieri e gli ispettori del servizio Prevenzione igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro. Sull'episodio indagarono i carabinieri e gli ispettori del Pisll (Prevenzione igiene sul luogo di lavoro) del Valdarno della Asl. Ma la vicenda fu archiviata. La famiglia si oppose e incaricò un consulente per una perizia che facesse chiarezza. Dalle pagine redatte dal tecnico e da una successiva perizia elaborata dall'ingegner Francesco Scaccia sarebbero però emerse delle incongruenze. Dall'orario dell'incidente, a quello dell'arrivo dei soccorsi (l'ambulanza fece un incidente per strada e fu inviato un secondo mezzo), all'assenza del Duvri (documento che l'azienda avrebbe dovuto avere). "Abbiamo dubbi legati all'assenza di un accertamento sul corpo, che non fu disposto, e ci chiediamo perché".

Da quel lontano 2016 la famiglia Quinti ha presentato 3 istanze di riapertura delle indagini. "L’11 ottobre scorso - spiega Lalla - abbiamo presentato l’ultima, tramite l’avvocata Alessandra Guarini. Abbiamo chiesto nuove indagini indicando le anomalie di questo caso. Abbiamo presentato una consulenza medico legale dalla quale è emerso che mio padre, cadendo, tentò di attutire l’urto girandosi su un fianco. Abbiamo presentato una consulenza tecnica sulla dinamica dell’incidente. Abbiamo messo in discussione l’orario dell’incidente. E davanti a questo lavoro professionale, approfondito, l'intera vicenda è stata archiviata.  Per la Procura di Arezzo le “cause del decesso sono state accertate”. Il caso era e resta chiuso. Non per me. Mi darò pace solo quando avrò ottenuto quanto è dovuto: verità e giustizia per mio padre".

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