"Fuga dal balcone? Era giorno, Martina poteva chiedere aiuto". Così sono stati assolti Albertoni e Vanneschi

Depositate le motivazioni della sentenza di secondo grado. Secondo la Corte la caduta dal balcone è "dissonante" con l'ipotesi di tentata violenza sessuale

"Una fuga non appare ipotizzabile": secondo la corte d'appello di Firenze, Martina Rossi non stava scappando quando è precipitata dal balcone. E questo è uno degli elementi fondamentali che hanno portato alla sentenza di assoluzione, "perché il fatto non sussiste", dei due giovani di Castiglion Fibocchi Luca Vaneschi e Alessandro Albertoni accusati di tentata violenza sessuale di gruppo e di morte in conseguenza di altro reato (quest'ultimo capo di imputazione caduto in prescrizione). Anche se, spiega la Corte, "un'aggressione di carattere sessuale non può, invero, neppure del tutto escludersi da parte degli imputati nei confronti della Rossi, precedente all'evento".

Sono state depositate le motivazioni della sentenza emessa lo scorso 9 giugno dalla corte fiorentina. Sono racchiuse in 112 pagine che ripercorrono l'intero procedimento, contraddicendo su più fronti quanto deciso dal Tribunale di Arezzo che in primo grado condannò i due ragazzi a sei anni, tre per ogni reato contestato.

Fuga non ipotizzabile: Martina poteva chiedere aiuto

La caduta dal balcone della stanza 609 dell'Hotel Santa Ana quale tentativo di fuga da finito male, secondo la Corte d'appello, non è dunque ipotizzabile. 

Era ormai giorno e la ragazza era visibile dal terrazzo a chi, come la Puga, si trovava nel piazzale antistante l'albergo, che ebbe a vederla addirittura in viso frontalmente, così come, quindi, ella poteva ben vedere coloro che si trovavano nel piazzale, con l'inevitabile conclusione a cui deve pervenirsi che la Rossi ben avrebbe potuto chiedere aiuto dal terrazzo in cui si trovava se fosse stata vittima di un 'aggressione, mentre nessun grido sarebbe stato da lei proferito, né alcuna invocazione di aiuto vi sarebbe stata da parte sua, secondo quanto riferito dalla Puga.

Le parole della teste chiave della difesa (mai comparsa in tribunale ad Arezzo) hanno avuto dunque un peso determinante. Ma perché la studentessa andò in terrazzo? La corte non esclude che ci possa essere stato "un litigio, un malore, un approccio di natura sessuale o anche un tentativo di violenza che potesse aver innescato in lei la spinta a un gesto autolesivo o comunque uno stato psicologico di non pieno controllo di sé".

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L'accusa di tentata violenza sessuale

Cosa successe quella drammatica notte del 3 agosto del 2011 all'interno della stanza di Vanneschi e Albertoni resta ancora un mistero. Di fatto, stando alle dichiarazioni degli stessi giovani, sarebbe stata consumata della droga leggera. Il tentativo di violenza sessuale che si sarebbe verificato in seguito - sostenuto vigorosamente in primo grado dal pm Roberto Rossi -  per la corte d'appello è "un'ipotesi che le risultanze acquisite non consentono di affermare che non possa essersi effettivamente realizzata, ma la caduta della ragazza con le modalità emerse è elemento non coerente con tale ipotesi". In pratica, la fuga e la caduta dal terrazzo non sarebbero coerenti con un precedente tentativo di violenza, che comunque non puòessere del tutto escluso.  Anche se i giudici fiorentini ritengono  "troppo poco significativi" gli elementi evidenziati - ovvero il fatto che Martina fosse senza pantaloncini e i graffi nel collo di Albertoni -  "perché possa da essi soltanto desumersi una condotta diretta al compimento di una violenza sessuale da parte degli imputati nei confronti della Rossi" .

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Responsabilità: resta il ragionevole dubbio

Infine anche le modalità della caduta dal balcone non sono state ritenute plausibili con con la fuga.

"Le modalità della caduta della Rossi, secondo quanto si è potuto ricostruire, si pongono, per contro, quale elemento del tutto dissonante con l'ipotesi del tentativo di fuga e, quindi, del tentativo di violenza sessuale" gli altri elementi restano equivoci "tali da non consentire di ritenere in base a essi che risulti la responsabilità degli imputati oltre il ragionevole dubbio, ponendosi l'ipotesi del tentativo di violenza sessuale solo come una spiegazione possibile, ma non necessaria".

Così si è arrivati all'assoluzione di Albertoni e Vanneschi "perché il fatto non sussiste."

Il commento del difensore di Vanneschi

Stefano Buricchi, avvocato difensore di Vanneschi, si dice "estremamente soddisfatto". 

"La sentenza di secondo grado è chiara, analitica ed ha smontato completamente quella di primo grado. Sono soddisfatto perché la Corte di Appello ha accolto integralmente le mie difese e le ricostruzioni fatte dai miei consulenti. Non esiste fuga, quindi non esiste tentativo di violenza. Da ciò un’assoluzione completa perché il fatto non sussiste".

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