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Morte di Martina Rossi, Vanneschi dopo l'assoluzione: "Ho pianto di gioia, ma questa vicenda mi ha rovinato"

Uno dei due giovani aretini assolti dal reato di tentata violenza di gruppo rompe il silenzio dopo la sentenza d'Appello

 

"Il fatto non sussiste". E' arrivata nella giornata di ieri la sentenza in appello dell'innocenza di Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, i due giovani aretini che erano stati condannati in primo grado a 6 anni di reclusione, tre per il tentativo di violenza sessuale e tre per il reato di morte in conseguenza di altro reato (caduto in prescrizione lo scorso novembre).

Morte di Martina, colpo di scena: assolti in appello i due giovani aretini. "Il fatto non sussiste"

Questa mattina, all'indomani della sentenza, Luca Vanneschi commenta per la prima volta la vicenda. Lo fa nello studio legale del suo avvocato Stefano Buricchi.

"Sono stati nove anni lunghi e intensi - le prime parole di Vanneschi -. Sinceramente la sentenza di ieri non me l'aspettavo, ero molto negativo per come era andata in primo grado ad Arezzo. Ieri, quando il mio avvocato mi ha chiamato, è stata una gioia immensa. Ho esultato, ho pianto e ho abbracciato tutta la mia famiglia. Ho ricevuto molte chiamate dal mio paese, tra tutte quelle di don Adriano Ralli: lo voglio ringraziare. Mi ha telefonato anche il sindaco di Castiglion Fibocchi, Marco Ermini".

Vanneschi, seduto accanto al proprio avvocato, ha ribadito di essere completamente estraneo ai fatti.

"Io sono innocente, non c'entro niente. In questi nove anni ne ho sentite di tutti i colori, ho ricevuto minacce e quando andavo nei locali mi guardavano male. Questo lungo periodo mi ha rovinato, ci ho rimesso un'azienda, per sei mesi non ho lavorato. Non ho passato bene questo tempo. Ora, per me, ricomincia una nuova vita".

L'aretino, ormai quasi 30enne, non nasconde di aver sempre avuto un pensiero per Martina.

"Ho sempre pensato a Martina, fino ad oggi sono sempre rimasto in silenzio perché volevo aspettare il momento dell'assoluzione, anche per rispeto dei genitori. Li capisco, non è affatto facile per loro".

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L'avvocato difensore Stefano Buricchi riassume brevemente il lungo iter processuale nei confronti del suo assistito, dichiarando che la sua unica colpa è stata quella di essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. 

"In questo processo non è stato identificato nulla, un procedimento basato su illazioni. L'unica colpa di questi due ragazzi è stata l'essere presenti in quella stanza al momento della tragedia, ma questo non significa accertare i fatti. E questo elemento non può essere alla base di un procedimento penale. Siamo pronti a smontare ogni illazione che è stata fatta in primo grado come abbiamo fatto nel processo di secondo. In questo processo non si è mai voluto ascoltare il testimone oculare né i poliziotti che per primi sono entrati dentro quella stanza. E' venuto fuori che le fotografie della stanza sono state scattate due ore dopo i fatti con la camera che era stata completamente contaminata. Questo è stato un processo che, forse, nemmeno sarebbe dovuto partire".

Restano ancora numerosi interrogativi su cosa sia realmente successo nelle prime ore del mattino del 3 agosto 2011 nell'hotel Santa Ana di Palma di Maiorca, quando la giovane Martina precipitò dal balcone della stanza 609. Su questo Vanneschi preferisce non parlare: "di questo ancora non voglio parlare finché non sarà tutto finito". Perché l'ipotesi di un terzo grado di giudizio, in Cassazione, è ancora in piedi.

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