"Giustizia per la morte di Cinzia, andremo avanti in sede civile": la battaglia della famiglia

Prosciolti i due medici accusati di omicidio colposo: "Il fatto non sussiste". Ieri la decisione del Gup sul caso della 47enne che morì dopo 16 ore trascorse al pronto soccorso, con forti dolori

"Non ci sarà un processo penale, ma la causa civile va avanti", i familiari di Cinzia Patricolo - la 47enne che nel febbraio del 2017 morì improvvisamente per una patologia intestinale, dopo 16 ore di attesa al pronto soccorso - non si arrendono. Ieri pomeriggio i due medici per i quali la procura di Arezzo aveva chiesto il rinvio a giudizio, sono stati prosciolti. la decisione del giudice per le udienze preliminari è stata pronunciata nel pomeriggio, dopo l'ascolto dei due consulenti della procura che hanno parlato del nesso di causalità tra l'operato dei medici e il decesso di Cinzia. Un nesso che doveva essere dimostrato con assoluta certezza per poter procedere in giudizio. Ma mentre l'errore diagnostico è stato ribadito dai consulenti, la correlazione con la morte non è stata dimostrata con altrettanta certezza.

"Ma la famiglia di Cinzia non demorde nella sua ricerca della verità - spiega l'avvocato Donata Pasquini - per questo avevamo già intentato una udienza civile. La prima udienza è già stata celebrata, la seconda ci sarà a ottobre. Certo, ci vorrà del tempo".

Morì al pronto soccorso, prosciolti due medici

In sede civile, per quanto riguarda il nesso di causalità vige il principio della probabilità e questo permetterebbe ai familiari di portare avanti con più chance la propria battaglia. 

"Nonostante sia stato sancito il grave errore diagnostico - ha scritto pochi minuti dopo la sentenza il cognato di Cinzia, il consigliere comunale Angelo Rossi- , i periti hanno stabilito che anche in caso di corretta diagnosi le probabilità di sopravvivenza di Cinzia sarebbero state intorno al 90% , non sufficienti per imbastire un processo penale, dove serve la certezza assoluta che si sarebbe salvata.
Quindi ci rimane la strada del processo civile, già avviato, che percorreremo con tutte le nostre forze per rendere giustizia a Cinzia.
Resta il fatto che un essere umano che avrebbe potuto salvarsi al 90% è stato lasciato abbandonato per 11 ore in “osservazione” imbottito di morfina a morire su un lettino per una diagnosi errata e per grave imperizia, quando esistevano tutti gli elementi diagnostici storici e casistici per arrivare a una diagnosi corretta e per tentare di salvare la vita (cosa che sarebbe avvenuta al 90%).
Un grave fardello che ricade sui medici in questione e sull’intera struttura, e una battaglia che la famiglia non cesserà mai fino a che che non sarà fatta giustizia".

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